Il DS della Fortitudo Christian Pavani è stato intervistato dal Resto del Carlino.
Ecco le sue parole:

Siamo soddisfatti dai risultati della squadra, sarei preoccupato se la squadra fosse al 100% già adesso, perché non serve esserlo adesso, ma tra cinque mesi quando inizieranno i playoff. Certo, se avessimo avuto qualche infortunio in meno saremmo più contenti, però più per quello che hanno passato i giocatori che per i risultati in sè.

State lavorando sulla promozione: come riuscite a conciliare questa attività con gli allenamenti? I giocatori fanno i giocatori, poi se c’è lo spazio per coinvolgerli allora lo si fa, ma il loro compito è allenarsi e riposare. Noi abbiamo una missione: trasmettere la storia della Fortitudo e il suo spirito e vogliamo arrivare a tutti, anche ai più giovani. Per questo motivo stiamo sviluppando la comunicazione sui social network, che sono gli strumenti più utilizzati dai ragazzi per esprimersi.

Quanti sono i fortitudini a Bologna? Non lo so, ma il sogno è che siano sempre di più, fino a riempirla. Noi vogliamo partire dai bambini di 6 anni, in modo tale che quando spetterà a loro decidere se Fortitudo o se Virtus ci conosceranno già molto bene. Non è un caso che abbiamo studiato alcuni prodotti per loro, come le patatine e le caramelle, e le abbiamo griffate con il marchio della Effe che rappresenta tutta la nostra storia. Se ci conoscono, sceglieranno noi.

Non vi sta stretta la A2? In teoria non solo a noi, perché se penso che a vedere il derby tra Trieste e Udine c’erano 7000 spettatori e che facciamo più spettatori della serie A, allora mi viene da dire che siamo noi a dare slancio alla pallacanestro italiana. Purtroppo nel basket la tradizione è stata trascurata dai dirigenti, ma fortunatamente la gente l’ha continuata a coltivare e il risultato è il nostro campionato. Se non vi saranno limitazioni nel derby con la Virtus alla Unipol Arena faremo il tutto esaurito con 9000 spettatori. La serie A non ha questi numeri.

Vi siete fermati a 4500 abbonati per la capienza del PalaDozza, con un impianto più grande dove sareste arrivati? Non lo so. Ma se anche la Virtus proseguirà il cammino tracciato dall’attuale dirigenza, allora servirebbe un impianto da almeno 6500 persone anche per loro. Da tifoso dico che il PalaDozza è la mia casa, da imprenditore devo pormi il problema perché non ha senso negare ingressi come sto facendo ora. Ogni no è una mancata entrata e non ha senso rinunciarvi. Noi abbiamo una proprietà che va ringraziata per i sacrifici che fa, e siccome li fa per i tifosi, tenerne fuori uno significa una briciola di soddisfazione in meno.

I tifosi non hanno gradito l’accordo che vi vede andare sempre su Sky quando siete in trasferta. Il problema è più ampio. Si dice che c’è disaffezione nelle manifestazioni sportive per la tv e per il fatto che si gioca spezzettati. All’estero, però, gli stadi sono pieni anche se la copertura televisiva è superiore alla nostra e si gioca tutti i giorni. E’ la qualità dell’offerta che fa la differenza. Noi stiamo cercando di alzare l’accoglienza, ad esempio con la Kid House i genitori possono portare il loro bambino nei sotterranei del PalaDozza e godersi la partita sapendo che il proprio figlio sarà accudito dagli educatori della cooperativa Dolce.

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