Ieri Alessandro Pajola è stato ospite della trasmissione “Black and White” su Radio Bologna Uno.
Ecco le sue parole:

Con Recanati una vittoria facile ma convincente: “Siamo stati bravi a non sottovalutare l’avversario e siamo riusciti a vincere bene; appena siamo entrati in spogliatoio all’intervallo, coach Ramagli ci ha detto di ricominciare da zero a zero e nel secondo tempo abbiamo continuato a giocare normalmente, senza fare nessun passo indietro, rimanendo concentrati come nel primo tempo.”

Lo stato di forma tuo e della squadra: “Personalmente mi sento bene, è passato un mese e ci siamo presi tutto il tempo che serviva dall’11 febbraio con Treviso, cioè la partita del mio infortunio; ero già pronto domenica per giocare e spero di essere pronto per domenica prossima a Trieste. Per quanto riguarda la squadra stiamo bene, Kenny e Klaudio hanno recuperato bene e anche Guido, che domenica ha giocato poco, è riuscito a recuperare e siamo in forma per arrivare carichi ai playoff e soprattutto sani.”

Ti senti un jolly per questa Virtus? “Io entro e cerco di fare quello che è utile alla squadra, facendomi trovare pronto; se serve una buona difesa sul miglior attaccante avversario, un aiuto in regia, un supporto in termini di punti in attacco, cerco sempre di fare il meglio in ogni ruolo indicatomi dal coach.”

Da qui alla fine tutte partite difficili: “Certamente ogni partita la giochiamo per vincere, arrivare primi non ha la stessa importanza di arrivare terzi o quarti, anche solo semplicemente per il fattore casa che per noi è importante grazie al tifo e alla gente che viene all’Unipol. Il vero obiettivo, però, è quello di arrivare sani e senza problemi alla palla a due dei playoff, perché dopo una regular season così impegnativa, diventa ancora più difficile confermarsi. Importante sarà giocare queste ultime partite per vincere, sopratutto in trasferta. Se gestiamo bene le partite, sappiamo che ce la possiamo giocare ampiamente trovando spazi e buoni tiri. Per i playoff le più temibili sono sicuramente Ravenna, Treviso e la Fortitudo.”

Alessandro Pajola è un giocatore diverso rispetto ad inizio stagione? “Penso di sì, con tutti i vari consigli dei più “veterani”, dopo ogni allenamento mi sento in qualche modo migliorato; sicuramente da settembre penso di aver fatto un passo avanti sia come giocatore che come persona e spero di riuscire a farlo vedere in campo da qui alla fine. Il progetto giovani dipende dai giovani stessi: se siamo capaci di farci trovare pronti, il coach è disposto a farci giocare più minuti e questo è successo con me, Penna, Petrovic e Oxilia.”

Il rapporto con coach Ramagli? “Il coach oltre a curare bene l’aspetto tecnico e tattico in campo, è una gran persona a livello umano, ti dà consigli rispettando comunque la tua persona, considerando le tue caratteristiche. Si è sempre fatto trovare disponibile, un gran carattere a livello umano e anche molto simpatico, cosa che non guasta mai. In ogni allenamento arriva il “calcio nel sedere”, ormai lo capiamo prima che arrivi, capita a tutti ma nonostante ciò è sempre un aspetto istruttivo per ognuno di noi, da me a Michelori, che è quello con più esperienza. Il coach tende molto a curare la preparazione della partita, con aspetti che potrebbero essere determinanti per la svolta di una gara.”

Che compagni di squadra hai intorno? “Sono tutti delle ottime persone, prima che ottimi giocatori in campo; Kenny (Lawson n.d.r.) mi aspetta sempre cinque minuti in più dopo la doccia per accompagnami a casa in macchina, sono piccoli gesti da non sottovalutare. Umeh è una persona seria e solare, che non pensa solo a se stesso ma preferisce passarti un pallone in più. Ndoja è un ragazzone, sempre sorridente, in questo periodo di infortunio mi è stato molto vicino, dandomi consigli su come gestire la caviglia. Michelori è un consigliere silenzioso ma in generale tutti sono pronti a darti una mano: questa è una cosa che non mi aspettavo assolutamente, essendo abituato ad altre situazioni, come per esempio l’anno scorso.”

In pochi giorni medaglia agli Europei under 18 e vittoria nel derby: “Sono state soddisfazioni che non scorderò mai, anche la vittoria in Coppa Italia ma sopratutto il derby, non avrei mai pensato di poter giocare un evento del genere, sopratutto nel primo anno da professionista. Con alcuni del mio gruppo ci sono stati poi i classici “sfottò”, anche alcuni miei amici di Ancona, sponda Fortitudo, mi hanno scritto ma tutto in amicizia, come normale che sia.”

Cosa significa giocare in Virtus a 17 anni? “E’ un grande onore giocare per una società storica per la pallacanestro italiana; quando dovevo trasferirmi da Ancona avevo varie scelte e la Virtus è stata la prima che mi ha colpito. Entrare alla Porelli e allenarsi lì è veramente tanto: è un grande onore giocare per questa maglia e per questi tifosi che sono sempre disponibili, perché si capisce quanto veramente siano importanti questi colori e io sono veramente onorato di essere qui. Tra Ancona e Bologna c’è sicuramente una differenza di lavoro a livello fisico, ma soprattutto di lavoro individuale, dettagli tecnici da migliorare.”

Esordio in serie A a 16 anni, Nazionale, derby, Coppa Italia, come si fa a rimanere con i piedi per terra? “Dipende dalle caratteristiche di ognuno; se sei un ragazzo “montato” lo sei fin da subito, non per forza in serie A o in Nazionale. Bisogna essere umili, sopratutto umili dentro, anche dopo aver vinto Eurolega, anelli NBA o quant’altro. Io cerco sempre di rimanere con la testa sulle spalle perché è nella mia persona e nella mia educazione fin da piccolo.”

Meglio vincere il derby di ritorno o giocarsi la promozione in serie A? “Tra le due preferisco giocarmi la promozione in serie A. Il derby è sicuramente la partita delle partite, ma l’obiettivo principale è quello di tornare in serie A, poi se ciò dovesse succedere vincendo anche il derby di ritorno meglio ancora. Se fossi un tifoso Virtus, però, preferirei tornare in Serie A.”

Paolo Di Domizio 

(foto Iguana Press / Virtus Pallacanestro)

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