Alessandro Pajola è stato sentito da Fabrizio Fabbri sul Corriere dello Sport.
Un estratto delle sue parole.

“E’ un altra squadra la loro che ha un totem d’area come Jokic, un fenomeno. Non ha solo muscoli ed altezza: ti stacchi e tira da tre, lo raddoppi e lui scarica palloni meravigliosi ai compagni. Dovremo giocare una partita di alto livello. Qui a Berlino ci siamo arrivati, nonostante il passo falso contro l’Ucraina, e vorremmo restarci il più possibile”.

Non incrociare Milos perché escluso per scelta tecnica mi suona strano. Lui è stato sempre il cuore della Serbia, un campione di quelli con la C maiuscola. Insomma, La sua assenza è un piccolo vantaggio per noi”.

“Non ho mai avvertito mancanza di fiducia da parte di Pozzecco. Con me ha sempre avuto un atteggiamento positivo, cercando di stimolarmi e dandomi una pacca sulle spalle quando ce ne era bisogno. Amo giocare, ma so che in questa rosa siamo tanti e le scelte del coach non sono semplici. Sapevo che in un torneo dove si gioca a distanze ravvicinatissime sarebbe arrivata la mia occasione e mi sono fatto trovare pronto. Noi giocatori dobbiamo esser bravi a dare il massimo e prendere al volo le occasioni. Ho portato, essendo un po’ più fresco, la mia energia”.

“Ognuno di noi ha un suo ruolo: io so quello che il coach mi chiede e con alcuni compagni, come Mannion ad esempio, ci conosciamo alla perfezione. Se siamo qui il merito è di tutti”.

“La Serbia è una delle squadre candidate alla vittoria finale. Noi però dalla nostra abbiamo la forza del gruppo, quell’unità che ci riesce a portare anche oltre i nostri limiti. Dove può non arrivare il singolo può arrivare la squadra. E’ già successo un anno fa a Belgrado. Perché non crederci ancora?

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