Alessando Pajola, che domenica ha risposto presente quando è stato chiamato in causa a Venezia (7 punti e 2 recuperi in 17′), è stato intervistato da Luca Muleo su Stadio.
Ecco un estratto delle sue parole.

E’ arrivata l’occasione attesa da tempo. Cerco di farmi trovare pronto se c’è bisogno, sono contento sia andata bene sul piano personale, non per il risultato. Però sì, l’aspettavo.
E’ stata la prima partita “vera” in serie A? Sì, come impatto fisica intensità. C’erano tanti giocatori che hanno assaggiato l’Eurolega, un livello molto alto, sono felice di aver fatto la mia parte.
Cosa ha chiesto il coach? Niente di speciale, è tutto lavoro quotidiano, normalità. C’è stato bisogno e io c’ero, ora cerchiamo di essere pronti per Milano.
La Virtus sembra in crescita nonostante gli infortuni? Abbiamo punti di riferimento fissi, una difesa che migliora di partita in partita, peccato per la sfiga che ci perseguita e non ci fa raccogliere i frutti. Speriamo di riuscirci adesso.
Con l’infortunio di Stefano Gentile arriveranno più minuti. Se servirà un aiuto in più ci sarò, anche da playmaker, in questa settimana lavorerò con quell’obiettivo.
Com’è vivere lontano da casa? Il primo anno è stato difficile, sono andato via a 15 anni. Però l’ambiente della foresteria è stimolante e ti responsabilizza. Fai cose mai fatte prima, e gli altri ragazzi hanno facilitato l’inserimento. Mi trovo bene.
Sul sentirsi già “da serie A”. No, assolutamente c’è tanto da lavorare, lo sto facendo.
Sul seguire l’NBA. No, preferisco l’Eurolega, la serie A o la A2. Eppure il mio idolo di sempre è stato Steve Nash. Poi da piccolissimo guardavo Diamantidis e Jasikevicius e dicevo “vorrei essere come loro.

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