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Daniele Baiesi è stato ospite dell'ultima puntata di Alley Oop, trasmissione in onda ogni martedì su Revolution dalle 17 alle 18 e condotta da Eugenio Petrillo, Alessandro di Bari e Marco Lorenzo Damiani. L'attuale consulente dei Brooklyn Nets ha parlato delle sue due esperienze in NBA, degli anni a Bamberg, così come quelli al Beyern Monaco e del rapporto con coach Andrea Trinchieri. Segue un estratto delle sue parole.

Il lavoro da consulente ai Brooklyn Nets.
“L'Europa non l'ho praticamente mai lasciata perché di fatto copro quella che è la selezione del personale, per ridurre i minimi termini, qui nel vecchio continente oltre a una parte della parte internazionale dello scouting di Brooklyn. Poi, in virtù del fatto che non sono proprio di primissimo pelo e dell'esperienza da dirigente in Europa, la parte di consulenza è legata ovviamente al reperimento di informazioni di natura politica piuttosto che di mercato. Come mi disse Scott Perry quando fui assunto ai Detroit Pistons ormai sedici anni fa: ‘Sarai i nostri occhi e orecchie in Europa’ e di fatto faccio la stessa cosa a Brooklyn”. 

 L'arrivo dell'NBA in Europa.
"Auspico la discesa di quelli che sono un po' percepiti come lanzichenecchi. Io poi so quello che viene riportato dai media, conosco i contenuti della conferenza stampa di Adam Silver e niente di più. Mi pare però che l'approccio allo sport e a tutto il suo indotto sia un po' differente negli Stati Uniti. Lì si spende quello che si produce, quindi spende tanto perché si produce altrettanto. In Europa si spende quello che non si produce, è un approccio completamente diverso. Da noi ci sono i magnati, che ovviamente Dio li abbia in gloria, però se un presidente mette 20 e un altro presidente mette 2 è difficile far stare le squadre all'interno della stessa competizione e parlare di equità competitiva". 

I draft con i Detroit Pistons.
"Mi ricordo l'anno che scegliemmo Andre Drummond, che fu praticamente una scelta inattesa perché lui scivolò alla 9 ed era dato per una delle top 3 e ricordo l'entusiasmo del proprietario che telefonò a Drummond strillandogli ‘We will make it right, we will make it right, we will make it right’. Credo che Drummond sia rimasto un po' sorpreso dall'entusiasmo, anche perché era molto pacato come ragazzo a diciannove anni, non guidava e il suo hobby preferito era smontare e rimontare i case dei computer, per dire. Sono personaggi e storie che non posso dimenticare, anche perché era esattamente quello che sognavo di fare in quel momento per poter imparare. Mi è accaduta la possibilità di farlo, di essere retribuito e di farlo avendo come superiore un Hall of Famer". 

Il ritorno in Europa dopo l'esperienza negli USA.
"La prima esperienza tedesca rimarrà l'highlight della mia carriera. Tre anni scarsi a Bamberg, ogni partita in trasferta sembrava di andare in gita scolastica. E non perché avessimo dei personaggi particolarmente goliardici, però era un microcosmo all'interno del quale ogni membro del gruppo aveva il desiderio e la facoltà di esprimersi, di raccontarsi, di farsi conoscere e di essere rispettato dagli altri. Se voi pensate che il gruppo 2015/16 e 2016/17 era composto da una dozzina di differenti nazionalità, più lo staff tecnico. Noi avevamo desiderio di raccontare una storia". 

L'approdo mancato di Juancho Hernangomez al Bamberg.
"Juancho Hernángómez, firmò un contratto con noi nel maggio del 2016, un triennale. Venne a Bamberg, fece le visite mediche, non si allenò mai, ma presenziò a un allenamento con Nikos Zisis che fece gli onori di casa. Ovviamente lo sapevano alcuni giocatori, quelli che lo videro quel giorno e sapevano chi fosse, che non erano tanti in squadra visto che c'era gente che non sapeva chi fosse Dražen Petrović. Quindi quando hanno visto questo ragazzone alto, si sono chiesti chi fosse, ma non era ancora Bo Cruz, era semplicemente l'ala titolare dell’Estudiantes, che poi è retrocesso. Il contratto era stato strappato a cifre veramente vantaggiose per il nostro club. Il ragazzo si dichiarò per il draft, fece molto bene i workout e il contratto prevedeva un'uscita dietro pagamento di un lauto corrispettivo fino al 20 di luglio, cioè alla fine della Summer League. Da Denver ci dissero che molto probabilmente non avrebbero avuto il roster spot per lui e che quindi l'avrebbero lasciato in Europa. Invece il 20 di luglio pagarono il buyout, quindi noi fummo comunque moderatamente contenti, diciamo che era come vincere i premio della critica e non il Festival di Sanremo". 

Il rapporto con Andrea Trinchieri.
"Andrea ha il suo carattere, io purtroppo ho il mio carattere, quindi abbiamo avuto delle battute d’arresto nel nostro rapporto per le quali però abbiamo fatto ammenda. Ho sempre detto che è bello se le persone si fidano di te, ed è ancora più bello quando tu sai di poterti fidare delle persone, di alcune persone. In realtà io non l’ho firmato a Monaco, la scelta dell'allenatore al Bayern non è mai stata di mia competenza. Questa è una delle ragioni per cui io poi ho deciso di fare altre cose dopo il Bayern. Non ritengo solo non corretto ma anche non utile che il direttore sportivo, che di fatto maneggia ciò che di più costoso c'è nell'azienda, non possa sostanzialmente scegliere il principale e più importante collaboratore. È la mia opinione, capisco le peculiarità di alcune società, però io dopo sette anni di militanza ho rispettosamente dissentito il proseguire di questo tipo di gestione e ho deciso di prendere altri lidi".

Le scelte sul mercato.
"Andrea Trinchieri, quando eravamo a Bamberg, mi dava del ‘becchino’ perché sosteneva che io praticamente passassi a ritirare i cadaveri in giro per il mercato. Però a parte la forte affermazione, tipica di uno come Andrea, c'è un fondo di verità perché la storia di Carsen Edwards al Fener è analoga a quella di Baldwin all'Olympiacos, sono due giocatori che io ovviamente avevo sempre avuto nel radar, anche perché dopo un po' tu cominci a vedere quelli che sono destinati a finire fuori dall'NBA, fuori dalla G League, o perché falliscono, o perché il sistema li espelle Baldwin firmò all'Olympiacos, tra l'altro firmato da Blatt, il coach venne esonerato alla prima giornata e lui dopo un mese si trovò fuori squadra. Io l’ho preso con un'offerta che per me era irrinunciabile, per lui invece se avesse accettato di scendere di livello e andare a giocare in Euro Cup sicuramente avrei potuto guadagnare di più. Con Edwards è stata la stessa cosa, lui ha fallito al Fener. Sono giocatori non pronti per quel tipo di palcoscenico, guardate Skylar Mays quest'anno, sono ottimi giocatori che però vengono in Europa da sprovveduti, non sono preparati perché il college ti prepara per l'NBA di oggi, per la G League di oggi e né l'NBA né il college né la G League ti preparano per l'Europa che è una roba completamente diversa".

A seguire i link alla puntata: 

Spotify: https://open.spotify.com/episode/6luHziYszYzVEjJRBnLHKv?si=17a98483f0e64851

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