Virtus, il punto della situazione. Quinta sconfitta nelle ultime sei

La stagione della Virtus sembra andare molto rapidamente a sud, e siamo solo al 23 marzo. Ieri a Trieste è arrivata la quarta sconfitta consecutiva, la quinta nelle ultime sei. E se prima della Coppa Italia - ma anche nelle vittorie con Milano e Trento - la squadra sembrava unita pur nelle difficoltà (da qui il famoso meno giocatori abbiamo più partite vinciamo di Zanetti, che riletto oggi suona in maniera molto sinistra), ora sembra essersi rotto qualcosa. La difesa, marchio di fabbrica di Dusko Ivanovic, sembra un lontano ricordo, e da Ivanovic arrivano scelte ogni volta diverse e sempre meno comprensibili. Ieri sera ad esempio Belinelli è stato tenuto per 40’ in panchina ed è stato dato tanto spazio a Holiday, che pur avendoci provato in difesa continua a essere un totale pesce fuor d’acqua. Difficile capire le motivazioni, e a questo punto anche le gerarchie.
In più la fragilità della squadra è sempre più evidente. Cordinier è evanescente, Shengelia e Clyburn ci provano, ma spesso con giocate individuali, e in generale appena gli avversari danno uno scossone manca sempre la forza mentale per reagire. E’ il caso di ieri, col parziale di 15-0 per Trieste nell’ultimo quarto, ma non solo.
Così onestamente si va poco in là, e senza una netta inversione di tendenza il rischio è che la stagione sia già compromessa. E’ chiaro che molti giocatori sanno già che non resteranno, e questo li condiziona, consapevolmente o no. Ma c’è il dovere di finire nel modo migliore possibile, e in questo di sicuro aiuterebbe se la società - silente dal 29 gennaio, giorno in cui fu allontanato Baraldi - battesse un colpo.
Di sicuro la cosa più importante da fare, entro il 31 marzo, è quella di completare l’aumento di capitale e vedere se cambieranno le proporzioni azionarie, e da qui la governance. Ma poi qualcosa anche sul piano tecnico bisognerebbe farla, prima che sia troppo tardi. Di sicuro rinnovare Ivanovic non pare una buona idea, anzi.