Matteo Montano è stato intervistato su Stadio da Damiano Montanari.

Ecco le sue parole: Domenica è stata sicuramente una vittoria molto importante, tutt’altro che scontata, contro un’avversaria, che fino a domenica, si era aggiudicata tre delle quattro trasferte affrontate. Noi abbiamo giocato come sappiamo, con la nostra identità, spostando l’inerzia a nostro favore con un grande secondo tempo, come sempre grazie a una grande pressione difensiva.

Io ho fatto 16 punti con un ottimo secondo tempo? E’ stata la prima settimana dopo l’infortunio in cui mi sono allenato bene, avvertendo meno dolore fisico, e in partita si è visto. Non sono ancora al 100% della forma, ma con il preparatore stiamo facendo un gran lavoro. Nella prima parte della gara non è andato il tiro, ma penso di avere giocato per i compagni, distribuendo tanti assist, dando comunque il mio contributo alla squadra.

Le percentuali sono migliorate? Il tiro è qualcosa che torna piano piano. Il mio è stato un infortunio fastidioso, uno strappo al muscolo semimembranoso della coscia sinistra: è stato difficile gestirlo.

Il coach mi ha attribuito un fisico da impiegato del catasto, ma anche la capacità di essere l’unico giocatore a poter “accendere la luce verde”? Con Boniciolli ho un rapporto quotidiano e un dialogo costruttivo. Mi ha sempre dimostrato piena fiducia, anche in un momento difficile come quello che ho passato. Il coach ha saputo aspettarmi e di questo lo ringrazio. Ha ragione quando dice che, con il mio fisico, per rendere come posso, devo stare bene.

Dopo l’infortunio di Flowers è arrivata la promozione in quintetto? Non mi è mai importato cominciare nello starting five. Dovendo scegliere, è meglio stare in campo negli ultimi 5′ della partita. Da sesto uomo a guardia titolare? Questi cambi di “ruolo” non mi mettono in difficoltà. Probabilmente adesso posso aspettare che la partita venga da me e non devo fare tutto subito. Maggiori responsabilità? Non tocca a me fare tutti i 18 punti di media che portava Flowers. Ognuno di noi dovrà fare qualcosa di più. Ed è esattamente quello che sta accadendo.

E’ un anno speciale, tra la laurea e una A2 da protagonista? Sono un ragazzo normale che sta sempre con i piedi per terra. Prima vivevo la A2 con un po’ di ansia, ora sono più tranquillo. Rispetto alle mie precedenti esperienze, alla Biancoblù e a Napoli, ho trovato un allenatore che mi sta aiutando a fare il salto di qualità.

Un futuro cestistico negli USA è solo un sogno, dato che la mia fidanzata sta facendo un master a Hollywood? Me lo chiedono in tanti. E a tutti rispondo che penso solo a lavorare per capire i miei limiti e cercare di superarli. Non sono Belinelli. Se la mia dimensione sarà la A2, bene. Se sarà la NBA, meglio. La mia eleggibilità al prossimo All Star Game? Mi ha fatto piacere, non mi era mai successo. Ma ora penso solo a battere Treviglio domenica e a sfatare il tabù trasferta.

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