Erano i primi anni del tiro da 3, in Italia, e l’arma era ancora vista come un qualcosa che non si sapeva bene fosse amica o meno. Si tirava pochino, specie paragonate le cifre a quelle dei nostri giorni: tiravano poco i play, praticamente mai i lunghi, e la cosa restava dominio delle guardie e delle ali. Con parsimonia, sia chiaro, tanto che ogni volta che qualche ardito caricava il tiro da oltre l’arco la platea tratteneva il respiro, faceva ooooh, e in caso di errore malediva gli eccessi folli del mesto tiratore. Tradotto, era un po’ come giocare il jolly a “Giochi senza frontiere”. Comunque sia, come detto, non si tirava poi tanto: provarne 10 a partita, per una squadra, era già una buona cifra, soprattutto pensando che oggi, spesso, 10 tentativi da 3 (a distanza maggiore) c’è chi li prova un un solo quarto. In caso di canestro, però, si festeggiava come fosse Natale, anche se magari la squadra era sotto di 15.

Moris Masetti era al secondo anno in Fortitudo, ed era un giocatore il cui fisico, oggi, farebbe pensare solo ed esclusivamente agli spazzoni per pulire il campo, forse perfino più sottile di quell’arma diventata famosa per un conflitto tra Gagneur e Bianchini nell’ultima Virtus di Madrigali: magro, con una maglietta della salute dove il suo scheletro quasi ci ballava dentro, ma un ruolo da sesto uomo che lo aveva reso arma quasi impropria. Coach Di Vincenzo, in caso di bisogno, preferiva mandare in quintetto un qualche bambino, lasciando che Moris aspettasse in panchina, per poi entrare e spesso girare le partite. Con un tiro da fuori che partiva da piedi talmente storti che le punte di destro e sinistro si guardavano faccia a faccia, e con la palla che quasi partiva dal petto. Ma che spesso andava dentro, quasi il 50% in quel secondo anno. Quello in cui la squadra non aveva iniziato bene il suo cammino da neopromossa, ma che era girato nel girone di ritorno.

Quel pomeriggio, a Varese, Fabrizio Pungetti alla radio iniziò a perdere la voce fin dall’inizio, perché sembrava davvero che la Fortitudo potesse, dopo diecimila anni, espugnare lo storico parquet di Masnago. E ogni volta che Masetti alzava la mano, erano tre punti ed una corda vocale del Pungio che si spezzava. Alla fine fu 91-84 per l’Arimo, Masetti fece 23 in 22’ con cinque triple, e voce di Pungetti che ci mise giorni per tornare a posto. A Varese poi provarono a prenderlo, Masetti, ma non fu la stessa cosa, sicuramente per colpa dei lombardi. E, in quegli anni dove il tiro da 3 era ancora qualcosa di misterioso, c’era chi in casa aveva il poster di Samantha Fox o di Sabrina Salerno, in curioso derby di bocce. E chi, invece, quello di chi le bocce le mandava sempre a canestro dai sei e venticinque.

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