Dino Meneghin, intervistato da Giulia Cazzaniga su La Verità, ha parlato anche della situazione del basket italiano e della questione chiusure.
Un estratto delle sue parole.

Il 25% di capienza ammessa? È un altro mattone pesante sulle spalle delle società. Economicamente non so come molte riusciranno a resistere, viste le difficoltà che già stavano attraversando. Il guaio più grosso sa qual è? Che tutto si riflette sul settore giovanile. Non avere i tifosi sugli spalti complica la vita alle squadre, che vivono di quegli incassi. E di sponsor, naturalmente, che però sono sempre più restii a investire, vista l’incertezza. Si sta innescando un circolo vizioso negativo. Bisognerà pur rimettersi alle decisioni di virologi e scienziati, ma la mia grossa paura che è non si possa fare programmazione per il futuro: ingaggi e costruzione della squadra non sono cose che si fanno in qualche settimana. Rischia di andarci di mezzo persino il minibasket.

Sono tante le squadre che rischiano? Non conosco personalmente la situazione di tutte le società, ma se il presidente della Federazione italiana pallacanestro, Giovanni Petrucci, e quello della Lega Serie A, Umberto Gandini, lanciano allarmi così forti non lo fanno certo perché sono fuori di testa: hanno le cifre alla mano. Il momento è drammatico.

Parlarne di più cambierebbe l’attenzione della politica? “Possibile. La Federazione ha 500.000 tesserati, e appassionati a milioni. Ci si scorda troppo spesso il grande valore sociale di basket, pallavolo, nuoto. Soprattutto, lo sport è una delle più grandi industrie italiane, movimenta miliardi di euro nell’indotto, con tutte le aziende che ci lavorano, dall’abbigliamento, all’alimentazione, alla medicina. Per non parlare del turismo”.
Cecità? “Lo sport non ha un suo ministero, e ha storicamente sempre avuto poca voce”.

Gandini ha detto: i limiti sulla capienza dei palazzetti danno un messaggio fuorviante. “Se vuoi incentivare le vaccinazioni perché con il green pass puoi andare dovunque, limitazioni così rigide diventano incomprensibili”. Il problema è che si prende una decisione diversa ogni due per tre, all’italiana. È sempre una mezza cottura. Con gran confusione di notizie. Ripeto: alla pallacanestro e non solo serve programmazione. Capisco il momento drammatico, ma sulle decisioni occorre essere finalmente coerenti. Mi serve il pass per vedere una partita, ma non per prendere pullman o metro, dove ci sono assembramenti pazzeschi e nessun controllo? So che è complicatissimo, per l’amor di Dio, ma va a finire che cala anche la fiducia in chi decide”.

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