Max Monti, ex centro azzurro classe 1975 passato anche dalla Fortitudo, oltre a non aver appeso del tutto le scarpe al chiodo – avendo vinto nel 2017 i Mondiali over 40 e facendo quest’anno la finale agli Europei di categoria – e ad occuparsi delle attività di famiglia, è notevolmente impegnato anche in campo umanitario, e di recente è stato in Libano per la realizzazione di un centro sportivo nelle missioni del paese.

Questo un estratto delle sue parole a Mirco Melloni per La Stampa. Spero di coinvolgere le eccellenze del nostro basket – racconta Max – ma chiunque desidera donare al prossimo, perché non basta realizzare un impianto sportivo. Servono anche le professionalità, per spiegarne l’utilizzo corretto: come gli allenatori, che possono seminare insegnando il gioco». Perché in Libano? Perché in Italia ho sempre trovato le porte chiuse – sorride – da realtà locali troppo attente al proprio giardinetto e da istituzioni sportive che non hanno mai creduto nella mia professionalità. Il Libano è una realtà molto particolare: sono presenti comunità di rifugiati siriani, iracheni, palestinesi, qui ricchezza e povertà convivono a pochi passi di distanza, e le famiglie più povere si indebitano con le banche per far studiare i figli. L’idea è di inserirsi in un progetto, già esistente, di dialogo interculturale, utilizzando lo sport e la formazione.
Il tutto nasce da uno spirito religioso che Monti ha sempre avuto. Ogni domenica, in casa o in trasferta, andavo in Chiesa prima della partita, e nel mio borsone ho sempre avuto con me il Vangelo, regalato dai miei genitori. Una volta terminata la carriera, in un momento in cui non ero più io a decidere il mio destino ma gli agenti, ho deciso di proseguire per altre strade, terminare gli studi e dedicarmi al prossimo. Nel percorso accademico presso l’Università LUMSA di Roma ho sentito di voler fare qualcosa per gli altri e ho incrociato le strade dei Templari cattolici d’Italia, l’Associazione di fedeli laici che offre gratuitamente il proprio servizio in più di 120 Diocesi in Italia ispirandosi all’antico Ordine dei Monaci Templari .
Monti ora collabora anche con la Fondazione Giovanni Paolo II, e con la ByNode Onlus, nata per realizzare un collegamento tra i frati francescani e i laici sul principio “Lavorare come Dio lavora”: ByNode cura tre progetti in Sud America, la Fondazione Giovanni Paolo II lo fa in Terra Santa. E ora c’è il progetto sportivo in Libano, che sto contribuendo a redigere. Credo fortemente nello sport per tutti, quello di cui nessuno si occupa ma che costituisce il 99% dei praticanti, mentre troppo spesso ci si concentra su quell’1% che è lo sport professionistico».

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