Il coach della Fortitudo Matteo Boniciolli domenica ritroverà la “sua” Trieste, società dove è cestisticamente cresciuto e dove – nel 2008 – fu chiamato con un ruolo plenipotenziario per guidare la ricostruzione. In un certo senso, un incarico simile a quello che ha in Fortitudo, dove oltre ad allenare si occupa anche di mercato e di molti aspetti relativi all’area tecnica.
E proprio su questa analogia tra Trieste e Bologna, e sui ricordi del passato, Boniciolli è stato sentito da 1000cuorirossoblu.
Ecco le sue parole:

L’analogia tra le due situazioni ci sta, ma nelle due società ho svolto ruoli diversi. A Trieste avevo un incarico plenipotenziario: non andavo in campo ad allenare, ma il mio era un ruolo più a livello dirigenziale ed organizzativo. Mi occupavo dell’impostazione del progetto e conseguentemente anche delle scelte degli allenatori. Negli anni a Trieste ci siamo affidati a coach importanti come Bernardi, Comuzzo e lo stesso Dalmasson, attuale allenatore. Svolgevo un lavoro di coesione per poter usufruire al meglio della gestione locale. Tale lavoro nel tempo è stato reso possibile anche grazie al lavoro di molte persone, tra cui gli allenatori sopracitati. Tra le altre cose ci affidammo anche ad un playmaker di 18 anni come Michele Ruzzier, che fu uno dei protagonisti della promozione in Legadue. Mentre alla Fortitudo il mio lavoro è più tecnico, ma rientra sempre all’interno di un’idea di un programma. Programma partito nel momento in cui mi chiamò Luca Corbelli per venire ad allenare qui.

Analogie tra Ruzzier e Candi? Candi è più atleta e più alto, ed oltretutto è anche più attaccante: ha più predisposizione mentale nel fare ciò. Ruzzier è più metronomo, sa mettere in ritmo e pensa poco a se stesso dal punto di vista tecnico. Candi se continua così, ad allenarsi e a giocare con questa voglia e questa intensità diventarà un giocatore importante anche in Nazionale nel giro di pochi anni.

Dal 2008 a Trieste – con Comuzzo responsabile del settore giovanile – ci furono molti risultati? Comuzzo ha fatto un grande lavoro con il settore giovanile di una società, come Trieste, che vive con la consapevolezza delle sue risorse. Quell’anno per precisa scelta, investimmo gran parte del budget nel settore giovanile e i risultati alla fine ci premiarono.
A Trieste ho anche lavorato con Boscia Tanjevic? Ho avuto la fortuna di poter lavorare con lui, ma anche con altri grandi allenatori. Negli anni ho maturato alcune convinzioni personali, tra le quali il fatto che in Italia i giocatori ci siano, ma vanno valorizzati. È giusto dare un’opportunità, ma solo ai giocatori che dimostrano di meritarla.

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