Le parole di Matteo Boniciolli alla vigilia della gara casalinga con Legnano (domenica ore 20, diretta radio e tv Nettuno e LNP Pass).

“Nella mia carriera di allenatore sono stato così fortunato da vivere dei momenti molto significativi nel flusso della storia del basket italiano. C’ero quando Dino e Andrea Meneghin giocarono contro, c’ero a Caserta quando per un giorno tornò Oscar, c’ero quando la Nazionale vinse gli Europei. Allora mi piacerebbe che in un prossimo futuro questa comunità, mancata non solo ai fortitudini ma a tutto il basket italiano ed europeo, ricordasse la partita di domani come il ritorno di una società importante in serie A dopo cinque anni complicati. Non sono uno storico di questo periodo, ero dall’altra parte del mondo, mi sono fatto raccontare da Federico Politi tutto quello che è successo dalla promozione di Forlì al resto, le scissioni, gli Eagles, tutto. Un grande travaglio per qualcosa che non è solo un club sportivo ma una fede, una passione. Sono spesso a cena con Eraldo Pecci che mi parla del tifo del Torino, e io vorrei appunto dare questa dimensione alla gara di domani. Senza pensare che veniamo da un -28, ma che dobbiamo fare una bella prestazione dopo alcune belle gare ed uno schianto imprevisto per quanto fatto da febbraio in poi. Il ritorno della Fortitudo a casa sua in un campionato serio come la A2 è un evento al quale partecipare con la consapevolezza di esserci, dopo gli sforzi dei dirigenti che hanno speso e lavorato per far accadere questo: in tanti hanno fatto il proprio senza guadagnarci una lira, da Muratori al papà di Candi che sta imbiancando. Mi piacerebbe che tra cinque o sei anni, chiunque ci sarà, venisse ricordata questa partita come l’inizio di un nuovo percorso: il ritorno in A, la competizione con squadre importanti italiane, il ritorno in Europa. Tutto dopo anni particolarmente tribolati. Ridurre la partita di domani al recupero dopo una sconfitta sarebbe limitato, per la città in cui viviamo e per il palasport in cui giochiamo”

La squadra ha la forza per reggere questo ritorno? “Io non devo chiedermi il motivo delle sconfitte, ma capire cosa serve per vincere. Abbiamo giocato quattro gare fuori casa, di cui tre in una settimana, con un organico costruito per lavorare su un gruppo di giocatori che stia qui a lungo, e li abbiamo affiancati a veterani italiani che peraltro non stanno rendendo come sperato e veterani stranieri. Non è stata costruita, questa squadra, per essere rifatta a giugno, ma per arrivare alla fine del mio contratto con un prodotto finito, e dare occasioni a giovani importanti di diventare la base di una realtà migliore. In questo contesto abbiamo giocato tre partite e mezza senza l’unico capace di uscire dai giochi e fare punti: io non ne ho mai parlato, così come ho parlato con Candi perché non mi piace che quando Pecile lo picchia lui si lamenti con gli arbitri. Ma Montano ha la luce verde per produrre fuori dal sistema, e la sua assenza – domani ci aspettiamo 15-18’ di qualità sulla freschezza, poi forse calerà in seguito – si è notata. Abbiamo dato questo ruolo ad un italiano, non ad un americano, appunto perché lavoriamo in questo modo. E abbiamo preso un americano che a Imola, dopo 30 punti segnati, pressato ha passato la palla a Raucci, che peraltro dopo quell’errore non ha più sbagliato un tiro da 3. Dobbiamo ragionare in prospettiva, e fin qui abbiamo giocato senza uno che offre non solo per sé ma anche per l’indotto: con Montano può guadagnarci anche Carraretto, che tirerà con più spazio. Io posso capire che la cosa non arrivi al pubblico, ma avessi avuto Pecile e Di Bella sarei stato incazzato come una biscia dopo Trieste, così invece martedì ci sarà stato lavoro per i sismografi, ma non perdo di vista la prospettiva. E’ normale commentare un 1-3, è giusto che io, che non faccio il commentatore, faccia presente come sono arrivate queste sconfitte. La chiarificazione sta nella amichevole con Imola, dove noi ne abbiamo fatti 60 e loro 70, ma le facce erano diverse: Imola ha perso a Trieste di 40, per dire, e ogni volta che si gioca si deve pensare anche che ci sono degli avversari. Siamo incazzati per non aver partecipato alla battaglia di Trieste, accantoniamo la cosa, e in settimana non avrebbe avuto senso, come Frengo, darci addosso con il cilicio. Non sono ragazzi stupidi: possono essere non adatti, come non lo sono io, ma ora con Montano affrontiamo una squadra interessante. Legnano è la nostra dimensione, è allenata bene con standard non comuni da uno dei più interessanti allenatori della nuova generazione. Sarà una bella partita, cercheremo di recuperare l’unica pallacanestro che sappiamo giocare, augurandoci di finire con una vittoria per riprendere il gruppone di chi punta ai playoff, obiettivo che abbiamo. Sicuramente tra sei mesi non saremo quelli che siamo adesso, non lo sarà Candi e già non lo è Raucci”

Sarà la prima di Daniel. “Quando mi vengono affidati compiti che esulano dall’ambito tecnico, mi comporto come se i soldi fossero miei. Non ho avuto alcuna pressione nello scegliere l’uno o l’altro: uno aveva un anno di contratto e l’altro un mese con possibile estensione. Confermare Radic e transare Daniel, al di là del fatto tecnico (domani Iannilli giocherà di più perché si accoppia meglio con Daniel: ci avevo già pensato in estate, a Radic, ma ho fatto questi ragionamenti), avrebbe portato a maggiori spese. Posso comprare una Maserati se lavoro in Comune? No, posso essere infastidito, ma non è che la cosa mi pressi. Milano ora ne ha 12, e sta valutando di prenderne altri, e mi viene da dire ‘porca puttana, ne hai già un sacco’. La realtà è questa, il budget che mi hanno affidato è questo anche per lavorare sul settore giovanile ed eventualmente tenere qualcosa per le emergenze, come è stata appunto quella di Radic. Un bagno di sangue che sento come mio, e questo è l’unico modo serio per lavorare. Ho sempre scelto le vie più complicate. Ci fossero state tre promozioni forse avrei fatto altre considerazioni, magari mettendo Candi in panchina o facendo slogare il polso ad altri per il tanto tempo che avrebbero passato a sedere. Paghiamo la multa per gli under, ma altri non la pagano e li fanno solo stare fermi. 32 squadre per una promozione, come ci arriviamo? Sette veterani e tre scuotitori di asciugamani, sapendo che se non vinciamo i sette veterani vanno via? Basciano, che ora ha più incarichi di Renzi, punta ad avere più promozioni: ecco, io ora ho fatto la squadra con sette confermati, due americani di cui uno si è rotto, e uno che era in C. Noi lavoriamo, cerchiamo, come dicono quelli fighi, di arrivare al primo step, ovvero fare i playoff. Se non arriviamo, teniamo chi ha fatto bene e ringraziamo gli altri pensando l’anno prossimo a far meglio dato che ci saranno due promozioni. Se arriviamo ai playoff, e ci arriveremo perché la società è solida e paga gli stipendi, non escludo che potremo anche vincere, perché saremo talmente migliorati che voi non ne avete una idea. Io ho fatto la squadra in questa prospettiva, e accettare che Raucci sbagli contro Imola pensando che a breve potrà essere in serie A. Gli allenatori percepiscono gli arrivi delle catastrofi, e prima di Trieste era stata una settimana difficile: lì abbiamo avuto minuti importanti di Campogrande, che a fine stagione potrebbe essere un play di due metri a posto per la A2.”

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