Ogni tanto, noi redattori di Bolognabasket andiamo a scrutare le cifre dei nostri contatti, pagine visualizzate eccetera. E siamo rimasti sbalorditi davanti ai numeri che la Matteiplast-novela ha fatto in questi giorni, andando come audience e share oltre, addirittura, a Virtus e Fortitudo.
Riassunto breve: la dirigenza (vicepresidente e sponsor) in estate vorrebbe chiudere il rapporto con coach Giroldi, come legittimamente una dirigenza può fare se insoddisfatta. La squadra fa quadrato attorno all’allenatore, il presidente Civolani accetta quindi di proseguire, e il coach rimane. Il campionato vede qualche sconfitta imprevista o, meglio, qualche sconfitta di troppo arrivata allo stesso modo: poca lucidità nelle scelte dei finali punto a punto, gioco ripetitivo, troppo copia e incolla negli esiti nefasti. Quinto posto, debacle con Civitanova (perché perdere contro chi è a metà classifica deve per forza portare ad una autocritica), e poi il patatrac: siluro al coach, nuovo allenatore, ammutinamento, rientro del provvedimento con autosospensione del Civ e insoddisfazione del resto della dirigenza.

Sia chiaro: esoneri rientrati sono l’abc della cronaca sportiva, ma di solito sono cose che avvengono a spogliatoi e uffici chiusi a chiave. La dirigenza decide, si confronta, poi eventualmente cambia idea, e niente esce fuori. Ma, essendo il Civ prima di tutto una figura di spicco nel panorama giornalistico bolognese, e avendo lui esternato forse con troppo anticipo la cosa a tv e radio, tutto è diventato fin troppo raccontato.

L’idea è che tutti, tutti abbiano fatto dei piccoli grandi errori. Perché il presidente (e la dirigenza) ha tutto il diritto di esonerare un allenatore (ed essendo tutti uomini di sport, forse dei motivi c’erano eccome, e non si è trattato di un attacco di senescenza del Civ). Ma, forse, non davanti alle telecamere. Perché le giocatrici hanno tutto il diritto di dire la propria, ma senza arrivare ad ultimatum come pare sia successo: i ruoli andrebbero sempre e comunque rispettati. Perché i gruppi di sostenitori dovrebbero accettare le decisioni a prescindere: non si possono creare degli hashtag #civportaciineuropa, se poi lo si sbertuccia quando, come è nel suo ruolo, sceglie un cambiamento.

Ora, per far ripartire la favola Matteiplast, servirebbe un passo indietro collettivo: non si possono accusare ragazze belle, brave ed educate (come da spot del Civ di poche settimane fa) di essere diventate di colpo isteriche. Non si può accusare il Civ, che di fatto è il principale testimonial del basket femminile a Bologna, di essersi rimbambito da un momento all’altro. E non si può vincolare l’esistenza stessa del sodalizio alla presenza di un allenatore senza-il-quale-andiamo-via-tutti-tifosi-compresi. E, attenzione: il peggio della vicenda non è l’autosospensione di Civolani, ma l’eventuale addio dello sponsor Matteiplast (che in questa situazione ha subito condiviso la scelta del presidente) a fine stagione, nauseato da questi eventi. Perché qui non è in ballo Giroldi, o le giocatrici o cosa: qui è in ballo il proseguire della principale realtà di basket femminile cittadino. Come diceva Renzo Arbore tanti anni fa, meditate, gente, meditate.

( Photo by Fabio Pozzati/ebasket.it )

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