In una lunga intervista realizzata da Alessio De Giuseppe per VMagazine, l’ex coach della Virtus Zare Markovski ha parlato tra le altre cose della sua Virtus e di quella attuale.
Ecco un estratto dell’intervista, che uscirà in versione integrale sul prossimo numero di VMagazine, in edicola dal 20 febbraio.

Fu facile ripartire con la Virtus neopromossa? No. All’inizio del mio percorso c’era solo la tifoseria storica che ci sosteneva. Per il resto c’era molto scetticismo nei confronti della squadra. Poi però…

Quella squadra potrà essere d’esempio in futuro, ad una Virtus che dovrà cominciare un campionato da sfavorita e che dovrà ricostruire qualcosa di veramente importante? Certo che sì e sono orgoglioso di questo. Abbiamo ottenuto i migliori risultati della storia recente bianconera e ritengo senza alcun dubbio che quella squadra potrà essere d’esempio. Una cosa però mi dispiace: nessuno si ricorderà mai più di quei due anni. Sabatini si vergognava di quanto stavamo e stavo facendo. Decise di buttare quel biennio sotto un tappeto e mandarmi via. Lui si vergognava del fatto che io raggiunsi il titolo di vicecampione d’Italia, un traguardo di cui anche la tifoseria ne andava contenta. Ma lui pretendeva di arrivare primo, altrimenti credeva che si andasse ad infangare la storia della società. E per farlo ha deciso che era meglio ripartire azzerando il progetto che in soli due anni aveva fatto tornare la Virtus al posto che si merita, tra l’altro pure tornando pure in Eurolega… Ha deciso di cambiare e il cambiamento si è visto… il tempo è galantuomo, come si suol dire.

Dopo la sua carriera com’è proseguita? Dopo l’esperienza meravigliosa alla Virtus, mi sono sentito orfano di me stesso e ho accettato sfide impossibili, su panchine improponibili che non avrei mai accettato prima e non avrei mai dovuto accettare. Ultima su tutti Scafati.

Cosa è successo là? Ecco, appunto. Meglio non parlarne. Ripeto, ho accettato sfide che non dovevo accettare.

Di questa Virtus cosa le piace di più? Mi piacciono molto i giovani e gli americani, in particolare Lawson che ora sta mancando tanto. Vi è però anche un rovescio della medaglia, che va a pesare sul rendimento di questa squadra. Ci sono infatti tanti giocatori esperti che sono di qualità ma non hanno più il fisico per reggere il peso di tutta la squadra tutto l’anno. Credo che sia questa la principale problematica attuale.

In generale si sente da parte sua tanta nostalgia di Bologna. Eh sì. Mi sono sempre trovato benissimo, specialmente quando tutto dipendeva da me. Quella società sembrava forse meno organizzata rispetto a quella attuale, ma finchè controllavo tutto io andava tutto serenamente. La società odierna è una bella macchina sofisticata che speriamo possa funzionare a lungo. Se c’è Bucci, comunque posso stare tranquillo, so che in lui c’è amore e affetto per la Virtus. E questo è un aspetto fondamentale per far bene, assieme all’autocritica: bisogna capire quali sono i limiti di ognuno e chiedere aiuto e consigli all’esterno se necessario. Modestia intellettuale, come dico sempre.

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