Mario Boni, che oggi compie 55 anni, è stato intervistato da Enrico Schiavina sul Corriere di Bologna.
Ecco un estratto delle sue parole.

Mai smesso di giocare? Perché dovrei? Correre o andare in bici mi annoia a morte, mi diverto solo col basket. La mia squadra è appena stata eliminata agli Europei per veterani in Slovenia, anche se ho fatto 36 punti contro la Germania. Di italiani è rimasta l’over 50 allenata da Alberto Bucci. Bel torneo per due risate con gli amici, io però mi diverto solo se c’è competizione vera: quest’anno infatti ho giocato in Promozione in Toscana ma il livello era basso, per l’anno prossimo cerco almeno una Serie D. Magari da fare con mio figlio.
Un parere sulla Virtus. Stagione sfortunata, tanti infortuni, era pur sempre neopromossa. Da vicepresidente dell’Associazione Giocatori dispiace non abbia centrato l’obiettivo chi ha puntato forte sugli italiani, ma non ne farei un caso di specie. Conosco bene Sacripanti, è uno dei migliori in Italia, farà benissimo. Solo non mi è chiaro a cosa serva la Champions League, con avversarie di terza fascia. se non per una questione di immagine e sponsor, non certo tecnica. Ma la grande curiosità che ho è un’altra: Ale Gentile. Amo i giocatori di personalità, quelli che hanno il coraggio di sbagliare, e in giro ce ne sono rimasti pochissimi. Fin da ragazzino ha avuto il mondo contro, beccato dappertutto, etichettato come egoista. Per me resta un enorme talento e sono convinto che si ritroverà, ha tempo per fare grandi cose.
Pozzecco alla Fortitudo? Mi è dispiaciuto sia finita così. Chiamarlo è una scelta che avrei fatto anch’io, sapendo quanto era legato all’ambiente. Ho stima di Boniciolli, però si era capito che la squadra era sbagliata, e la pressione ha fatto il resto. Il risultato alla fine è stato più o meno in linea, Poz è un istintivo come me, avrà fatto errori, ma non poteva far miracoli. E poi, ragazzi, allenare è difficile.
Detto da un mangia-allenatori. Lo sono ancora. Ci sono allenatori che hanno rovinato dei talenti, a forza di inquadrarli per forza nel contesto di squadra. Io mi sono rotto del gioco di squadra, ogni tanto vorrei vedere qualcuno che fa 1 su 10 e continua a tirare, perché è forte ed ha personalità, senza venir fermato dalla sua panchina. E vorrei vedere gerarchie, i più forti in campo anche 30-35 minuti, con responsabilità, come nell’ultima Fortitudo, non gruppi di dieci-dodici giocatori tutti uguali tra loro che si dividono tutto in parti uguali, tiri e minuti. Certo i tempi sono cambiati, però a cercarlo il talento si trova ancora.
L’anno prossimo tre promozioni in A. Al basket serve assolutamente la Fortitudo, la aspettiamo tutti, stavolta non deve sbagliare. Ma vale anche per Treviso, Udine, altre realtà. L’A2 è bellissima, dura, formativa per giocatori e società: Trento, Torino, Brescia, Virtus, ora di sicuro Trieste, chi la vince si consolida.
Mario Boni a Bologna. Mi hanno chiesto di giocare ai Giardini Margherita ma sul cemento non me la sento più andrò solo per un saluto. Mi tengo per la prossima stagione, qualcuno ha calcolato che mi mancano pochi punti per toccare i 20 mila segnati in campionati Fip, unico in Italia. Poi Petrucci me la darà una medaglietta?

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