(Foto Derthonabasket.it)

Marco Picchi, presidente di Tortona e tifoso fortitudino, è stato sentito da Damiano Montanari per Stadio e da Enrico Schiavina per il Corriere di Bologna. Un estratto delle sue dichiarazioni.

“Il mio amore per la Fortitudo è nato dopo gara 4 della finale scudetto in cui l’allora Stefanel Milano sconfisse la Teamsystem nel maggio del 1996. Ero al Forum di Assago con mio padre, tradizionalmente a Tortona si tifava per Milano. I festeggiamenti dell’Olimpia si protrassero per molto, ma dopo un’ora la Fossa dei Leoni era
ancora dentro al palazzo a cantare e a sostenere la squadra. Per me fu un colpo di fulmine. Nei giorni successivi mi misi in contatto con i vertici del gruppo ultras e conobbi Paolo Santi. Tutto è iniziato lì ed è andato avanti per quindici anni.
Qui da noi ero visto come un pazzo che seguiva una squadra di basket di Bologna, ma più mi ritrovavo solo e più mi infervoravo. Una passione solo mia, portata avanti a suon di trasferte, macinando chilometri. Altri tempi: ero giovane, avevo molti meno impegni, e soprattutto non c’era ancora il tutor in autostrada… . Avevo preparato uno striscione da esporre – “218 km di Fede” ­ con la “effe” scudata. Quella era la distanza che mi sobbarcavo ogni volta per seguire l’Aquila, spesso in compagnia di mio cugino Mario Galvani, oggi membro del cda del Derthona. Ero conosciuto come il “pazzo che veniva da Tortona”.
Momenti indimenticabili? Milano 2005, instant replay. A Tortona ci sono diversi tifosi Olimpia, ero andato in macchina con alcuni di loro, poi dentro ovviamente ognun per sé, io tra i fortitudini. Alla fine ero talmente in estasi che non pensai al ritorno a casa, e quelli, molto scocciati, se ne sono andati via, lasciandomi lì. Poi trovai altri conoscenti che mi diedero un passaggio, ma ero così felice che sarei tornato a casa a piedi. Poi il primo scudetto.. Anni dopo, al piano interrato al PalaDozza, notai una gigantografia della Fossa, fatta in gara 3 di finale. In mezzo alla bolgia mi sono riconosciuto: ci sono anch’io, immortalato a torso nudo.
Avevo la tessera della Fossa: ricordo che, nella stagione successiva al mio primo tesseramento, dopo poche giornate si sarebbe disputato il derby con la Virtus. Chiamai Santi per chiedergli un biglietto e lui mi rispose che i tagliandi erano pochi, preziosi e che sarebbero stati dati a chi aveva una militanza più lunga nel gruppo. Avrei dovuto meritarmelo. Pensai che volesse testare se il mio amore per la Fortitudo fosse sincero. Negli anni a venire ne ho data ampia dimostrazione.
La situazione attuale? Da fuori è difficile giudicare. Conosco, e ho un ottimo rapporto, con il presidente Christian Pavani che stimo molto, perché si è sobbarcato grandi responsabilità in un momento non semplice. Fin qui la Effe ha avuto una stagione travagliata, a cominciare dal cambio dell’allenatore, ma ha tanto talento e tutte le carte in regola per risollevarsi in classifica. Ma domenica spero vinciamo noi… Sono tra due fuochi, qui lo sanno e mi prendono tutti in giro. Ma io sono uno che non si prende mai troppo sul serio, e farsi una risata ogni tanto fa bene. Noi dobbiamo assolutamente salvarci e io devo guardare prima a casa mia, logico. Poi piangerò se alla fine dovessero retrocedere loro. Che poi, quando dico loro, mi viene ancora da dire noi…”

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