In uno degli anticipi dell’ultimo turno di campionato disputato, un volto noto è tornato a prendersi la prima pagina e il titolo di miglior italiano. Grazie ad una delle classiche prestazioni balistiche a cui ci ha abituato durante l’arco della sua carriera, Marco Belinelli (Virtus Segafredo Bologna) ha superato i consensi anche dei tifosi nelle votazioni, tenendo alle spalle Matteo Tambone (Carpegna Prosciutto Pesaro) e Pietro Aradori (Fortitudo Kigili Bologna).

Uomini forti, destini forti. La guardia di San Giovanni in Persiceto è in grado di cambiare il destino di una gara solo con la sua presenza in attacco, prendendosi responsabilità al tiro e attraendo a sé i difensori avversari lasciando campo libero ai compagni per facili canestri. L’esperienza è ciò che lo rende ineluttabile, perciò a poco serve raddoppiarlo ed arginarlo, lui troverà ugualmente il modo per regalare due punti o una magia da oltre l’arco con cui cavarsi d’impiccio. Nella sfida contro la NutriBullet già decisa da un’ottima prova corale della squadra, Belinelli ha messo la classica ciliegina sulla torta rendendo la vita impossibile al diretto marcatore costretto a mandarlo in lunetta ben 11 volte durante la serata. Al termine dell’incontro il suo tabellino recita 17 alla voce punti, a cui ha aggiunto un apporto difensivo convincente grazie ai 7 rimbalzi catturati (di cui uno offensivo) e ai 2 recuperi con cui ha trasformato delle azioni difensive in offensive. Da perfetto uomo squadra ha gestito egregiamente i possessi regalando 2 assist ai compagni e si è guadagnato un 23 di valutazione grazie anche ai numerosi falli subiti (5) che lo hanno portato ad incrementare il suo bottino convertendo con il 90,9% i tiri liberti conquistati (10/11).

In una serata non particolarmente precisa al tiro, il numero 3 della Virtus ha saputo trasformare questo apparente problema in un enigma per gli avversari, costretti a vederlo costantemente tirare dalla linea della carità nei 21 minuti in cui è rimasto sul parquet. Un vero clinic di come subire fallo in azione di tiro: prendendosi il contatto durante una penetrazione per un facile gioco da tre punti, trasformando un tiro forzato dalla distanza in tre tiri liberi, costringendo il diretto marcatore a commettere un’infrazione pur di non vedere l’ennesimo pallone in fondo alla retina. Durante la partita Beli ha saputo passare da una lezione balistica ad una lezione di playmaking, liberando con un pregevole no look pass il francese Cordinier per i due punti facili del 32-15; dall’attacco alla difesa, il letale scorer della Virtus è salito in cattedra sotto le plance facendo a spallate contro avversari decisamente più grossi e dotati in centimetri, ma districandosi con classe ha lasciato loro solamente le briciole.

Nelle dodici partite disputate in questa stagione, l’ex campione NBA ha già totalizzato 173 punti piazzandosi dietro solamente al top scorer della Segafredo, Kyle Weems (224, ma con due partite in più). Efficienza al servizio della squadra, questa è la caratteristica principale di Belinelli, che in mezzo alle tante defezioni patite dalla Virtus lui è riuscito a rimanere in piedi per aiutare nei momenti di maggior necessità. Se il tiro dalla distanza ha subito un calo, non si può dire altrettanto delle restanti statistiche: infatti, il classe 1986 viaggia con il 52.7% dalla media distanza ed è il migliore dalla lunetta (86.8%, quarto del campionato); 14.4 i punti segnati di media e 13.3 la valutazione media registra fin qui, dati che lo collocano rispettivamente al secondo e quarto posto all’interno del roster. Infine tra i giocatori (di Bologna) con almeno dieci partite all’attivo è quarto per assist distribuiti (2.2), sesto per rimbalzi (2.7) e quinto alla voce plus/minus (5.3).

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