Il suo amore per il basket traspare ancora oggi dalle pagine de “La Provincia” dove cura la rubrica settimanale dal titolo “Ailovdisgheim”, sua personale traduzione del claim “I Love this game” reso celebre dalla lega professionistica americana. In effetti l’amore per il basket è il filo conduttore della vita di Gianni Corsolini, terzo presidente nella storia della Lega Basket dal 1977 al 1979. Bolognese di nascita, allenatore sin da ragazzo nei settori giovanili delle squadre bolognesi, e aiuto allenatore di Vittorio Tracuzzi alla Virtus Bologna. Poi lo sbarco a Cantù dove allena dal 1958 al 1964 prima di diventarne dirigente. Ma quando La Lega prepara la sua nascita, concretizzandola il 27 maggio del 1979, Corsolini rappresenta un’altra, importante realtà del basket italiano quella Snaidero Udine che lo voluto nella azienda del cavalier Rino il quale gli aveva poi affidato il ruolo di supervisore del club all’esordio in A della squadra friulana.
Così, anche se con un casacca diversa, Corsolini si conferma uno degli uomini chiave della nuova Lega dopo che era stato proprio lui, nel 1966, a guidare la esperienza della Unione delle società di Pallacanestro Serie A, nata per aiutare i club a veder riconosciuto il loro ruolo nella organizzazione del campionato. Una esperienza durata poco e chiusa il 22 novembre del 1969.
La sua chiamata alla guida della Lega, trasferita a Bologna durante la gestione Tesini, avviene su spinta dei due club bolognesi, Virtus e Fortitudo:

“L’idea di candidarmi alla presidenza venne da Porelli, Tesini, Lucchini ed altri personaggi del basket bolognese. Io allora ero consigliere delegato della Dial Spa, con sede a Baranzate (MI) e quando Porelli mi chiese se fossi disponibile gli chiesi se mi desse qualche giorno per decidere. La sua risposta fu: “Dimmi sì o no subito.” Il mattino dopo chiamai Porelli dicendo che se i componenti fossero stati tutti d’accordo sul mio nome, avrei accettato. Nessun compenso, solo il rimborso delle spese, per i viaggi e la partecipazione alle riunioni di Lega e Federazione”.
E’ fatta anche perché sul nome di Corsolini converge anche Adolfo Bogoncelli, il patron dell’Olimpia Milano e così la elezione diventa ufficiale.

Il mandato di Corsolini si caratterizza anzitutto per una grande attenzione alla crescita strutturale dei club: “Dopo pochi giorni dall’elezione organizzai una riunione di carattere fiscale ed amministrativo, tenuta sempre a Bologna dal dr. Mancaruso. Era l’epoca in cui tutte le società, dalle più forti alle piccole non avevano idee chiare, soprattutto nella responsabilità della stesura dei bilanci. Dopo questo primo momento di confronto, furono organizzate diverse altre riunioni su questo argomento”.

Sono riunioni piene di idee e proposte dove emergono figure importanti del diritto sportivo: ad esempio un giovane laureando, Guido Martinelli, che sarebbe poi diventato consulente legale di diverse leghe, della stessa Fip e dei club sugli impegni legali e fiscali derivanti dai nuovi regolamenti.

L’altro momento storico per cui va ricordata la gestione Corsolini è stata l’introduzione del secondo straniero, per la quale serviva ovviamente l’avallo della Fip:

“Tutte le società della serie maggiore riunite in assemblea ad Ancona avevano fatto questa scelta. Chiesi un appuntamento con il prof. Vinci, presidente Fip, e ci incontrammo in un locale del Coni in via Piranesi a Milano. Vinci aveva saputo in anticipo quello che intendevo chiedere per le società ed esordì dicendomi: ‘E’ un po’ difficile capire la richiesta delle tue società quando 15 giorni fa in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, hai dichiarato che avresti voluto mantenere un unico straniero.”
Gli risposi: “Capisco la tua meraviglia ma sono qui perché ho accettato l’impegno di rappresentare i club e le loro posizioni comuni: non rinnego la mia intervista ma al tempo stesso sostengo le ragioni della Lega sulla introduzione del doppio straniero.”
Parlammo un’ora e mezzo e alla fine Vinci mi diede l’ok. Questo fu un risultato importante per la Lega anche perché molti pensavano non riuscissi nell’operazione”.

La gestione di Corsolini va ricordata anche perché apre un altro, importante capitolo nel rapporto con le aziende, da sempre fiore all’occhiello del basket: nascono con lui infatti le sponsorizzazioni tecniche con la creazione del pool di aziende fornitrici di materiale sportivo per i club di Serie A1 e A2: “ Chiesi collaborazione alla Media Sport, che era diventata consulente del nostro movimento per quanto riguardava le sponsorizzazioni in merito all’abbigliamento da gioco dei club e particolarmente per le scarpe per evitare che i club si facessero concorrenza tra di loro. E così in una riunione alla Asso Sport a Milano vennero decisi, per ogni squadra, i legami con i fornitori di scarpe, con unica eccezione della Virtus che aveva un anno di contratti con una azienda del settore: entrarono così nomi importanti come Lotto, Rossignol, Superga e la famiglia delle aziende coinvolte nel basket aumentò”.

Corsolini lascia nel settembre del 1979, gli impegni professionali sono troppo pressanti, il basket continua a crescere e richiede un impegno sempre maggiore. Ma l’amore per il basket lo riporterà prima a Cantù come dirigente per cogliere la ciliegina sulla torta con il decimo successo europeo nella storia del club che conquista la coppa Korac contro il Real Madrid poi, per dieci anni dal 1995 al 2005, alla guida dell’ Unione Sindacale Allenatori Professionisti. Tutto, perché direbbe lui, “Ailovdisgheim”.

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