E alla fine arrivarono anche le difficoltà, a metà tra una partita giocata con troppa nebbia nel cervello e attenzioni a tratti rivolte più alle problematiche tra diverse tifoserie (sempre fortitudine). Ma anche finita a -11 a 13’ dalla fine la Fortitudo ha saputo trovare le risorse per una vigorosa scossa, con parzialone che ha poi addirittura reso il finale quasi semplice, dopo le precedenti sbandate. C’è la sesta, quindi, in previsione di due trasferte consecutive, e una impressione magari di poca continuità ma di solidità al punto giusto per chiudere pure questa.

Mantova con maglie che ricordano – per i tifosi antichi – quelle da trasferte della Yoga di millanta anni fa, e Fortitudo che pur recuperando Fantinelli fin dal quintetto si impantana alla ricerca di punti in area che evaporano a causa di appoggi poco virili di Rosselli e Pini. Serve bussare sempre ai lunghi ma da altre latitudini (triple di Leunen e Benevelli), ma rimane qualche superficialità di troppo che tiene gli ospiti avanti. Al 9’ si spoglia per la prima volta in campionato Mancinelli, e un 2+1 di Cinciarini permette l’impatto, alla sirena, a quota 17 pari.

L’attenzione della platea si sposta per un po’ sulle gradinate, dove problematiche di striscioni porta a contatti tra Fossa (silente per i primi 15’) e Unici, e intanto Mantova prova a scappare, toccando il +7 (34-27). Si prova a difendere meglio, ma la testa si accende e spegne senza la giusta continuità, ma dopo un appoggio sbagliato di Hasbrouck sono due servizi che rendono impossibile l’errore per Pini a dare il vantaggio (38-36). Non si riesce però a concretizzare, e una persa al quasi scadere permette a Mantova la nuova parità, al 20’, a quota 40.

La testa va e viene, Mantova – benchè monca del capitano Vencato, bua al ginocchio – prova a crederci e, con le triple di Visconti, di punto in bianco si ritrova al 27’ in doppia cifra di vantaggio, 60-49. Si fatica a trovare un qualcuno a cui andare a chiedere gli extra mai necessitati fino qua in stagione, Martino prova un assetto con Sgorbati e Mancinelli da lunghi, e pur continuando la serie di errori in avvicinamento la cosa funziona, con il rientro fino al 59-61 del 30’.

Uno striscione della Fossa in ricordo di Andrea Blasi è motivo di temporanea pace tra tifoserie, mentre la pace tra la Fortitudo e la partita arriva con un parziale di 11-0 figlio del fatto che tra averne 10 e averne 8 c’è differenza, e Cinciarini (in coppia con un utile Mancinelli) di qua ci sono e di là no. Si naviga allungando le distanze, si vede pure Hasbrouck, ed è gloria finale anche per il giovin Franco.

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