Se la aspettava un po’ diversa, l’Europa, questa Fortitudo. Nella spettralità di una Unipol arena inutilmente gigantesca, e con la notizia del Covidizzato Fletcher a rendere praticamente impossibile a Sacchetti un minimo di rotazione (Fantinelli nei dieci per farne 10, Happ a bordo parterre con braccio ingessato) provare a giocarsela è davvero troppa roba. E non c’è nemmeno, come contro Milano, la voglia di andare oltre i propri limiti. Giornata da dimenticare, e non poteva essere altrimenti.

Si parte con Mancinelli forse convinto di essere nella macchina del tempo, a partire in quintetto in posizione di lungo. E con quel che resta della Fortitudo che ci prova, a star dietro a Bamberg: subito 4-12, ma una tabellata da 3 del capitano e qualche recupero a metà campo riescono a far pareggio a quota 14. Ma è fatica, quando tutto è precario e l’infanzia dei Palumbo e Totè che non può diventar esperienza con un battito di ciglia: Bamberg sorniona, 18-26 al 10’.

Sacchetti è costretto a quintetti forzosamente lisergici, e tra attacco un tanto al chilo e difesa dove invece i chili mancano è normale che lo spunteggio vada in doppia cifra. Mancinelli pare l’unico a sentire aria di tempi andati, ma attorno è principalmente malinconia. A tratti nemmeno si riese a superare la metà campo, 27-47 malgrado Bamberg viaggi con il 20% ai liberi, e 31-51 al 20’.

Si prova a limitare i danni con qualche iniziativa di Banks, ma dietro la mancanza di centimetri potrebbe portare Bamberg a schiacciare ad ogni azione, se volesse. Si tocca il 41-67, ma la Marianne rischia di aggiornarsi in fretta. Segna il neoentrato bimbo Simon, e la scena che spiega tanto di ‘sto mondo è questa: palla che esce dal campo, Vitali che urla ai pochi a bordo campo non toccatela prima che qualcuno, involontariamente, la sfiori. Inutilizzabile, la boccia resta ferma finchè gli esorcisti non la vengono a pulire. Mentre le casse irradiano Elettra Lamborghini a rendere ancora più maligna la serata, 47-77 al 30’.

Tequila e guaranà è un castigo fin troppo grosso per gli astanti – giocatori compresi – e si aspetta solo la fine dalla partita sperando di non dover aggiornare troppo il massimo svantaggio. Che tocca il 58-96, fino allo zanicchiano 100 sul tabellone toccato all’ultima azione. Vabbè.

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

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