Cari Bartolozzi, Giardini e Zara,

la vostra lettera mi addolora e mi preoccupa come sindaco e come bolognese.
Conosco e apprezzo da sempre il valore di “Stadio”, giornale di profonde radici bolognesi e capace proprio per questo di raccontare con intensità le vicende sportive della nostra città, delle nostre squadre, dei nostri atleti. Da 70 anni, a Bologna, “Stadio” è il sinonimo dello sport, è il linguaggio dello sport con l’accento emiliano, rappresenta una cultura e una tradizione giornalistica che – pur nel rispetto delle scelte aziendali – non può essere ridotta a semplice elemento di strategie contabili.
La vostra lettera mi annuncia l’imminente chiusura della redazione bolognese dove voi tre, tre soli giornalisti, permettono a “Stadio” di esistere con le sue pagine di sport emiliano-romagnolo. Un patrimonio che voi e tutti gli altri lavoratori della sede bolognese avete fin qui custodito e a tutti voi va la mia sincera solidarietà. Sono certo di esprimere il sentimento di tutti i bolognesi.
Invito l’Azienda a rivedere i suoi piani. Il Comune di Bologna non può assistere in silenzio alla perdita di un pezzo di storia della nostra città e alla chiusura di una redazione che dà lavoro a giornalisti, impiegati, maestranze. In altre occasioni simili abbiamo aiutato la ricerca di una soluzione positiva convocando le parti. Se l’Editore si renderà disponibile, il Comune è pronto a fare la sua parte.
Un caro saluto e forza “Stadio”.
Virginio Merola

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