Con due righe su Instagram (“Finisce qui la mia avventura alla Fortitudo dopo una stagione complicatissima che purtroppo non è finita come volevamo. Un grazie speciale a chi nonostante i risultati ci ha sempre sostenuto”), è terminata la seconda esperienza di Antimo Martino in Fortitudo.

Per come è fatto lo scrivente, così come sono da nasare come dubbie le eccessive turibolazioni davanti ai vincenti, anche il prendere a calci i non vincenti non è, ecco, la cosa più giusta e corretta. E si dovrebbe evitare il peccato della troppa contemporaneità nel giudicare i professionisti, omettendo quelli che sono stati i risultati del passato: certo, retrocedere in questo modo non è stata roba da mettere sul proprio curriculum in grassetto, ma forse il peccato originale di Antimo, nella sua seconda reincarnazione in Fortitudo, è stato proprio quello di accettarla, questa reincarnazione. In una realtà diversa da quella che lo aveva sfrattato 18 mesi prima, con una squadra non voluta da lui e con gerarchie inossidabili – quelle su cui Dalmonte si era scontrato, ricevendo l’arrivederci-e-grazie di prassi – che hanno reso complesso il provare ad aggiustare una nave che, la questione Repesa lo ha dimostrato, aveva già l’iceberg all’orizzonte e Leonardo Di Caprio pronto al martirio.

Chiaro, ci si potrà discutere a lungo sulle rotazioni, sul famoso Procida poco utilizzato (se tutti lo hanno fatto notare non sarà stato solo un capriccio degli scribacchini, ma Antimo potrebbe, scherzosamente, dire “evitavo di farlo giocare per non farlo infortunare. Altrimenti, se non dovesse andare di là, qui mica arrivano dei denari, eh?”. Si scherza, sia chiaro) e su una certa gerontofilia nelle scelte dei giocatori che è poi stata smentita, se vogliamo, dalle recenti e dure dichiarazioni di Stefano Mancinelli. Però, se questa squadra, martoriata da vizi di forma, problemi interni, stipendi eccetera, dicono tutti che non la avrebbe salvata nemmeno Murri, poteva salvarla Antimo Martino, che è un buon allenatore ma non è, sicuramente, Murri?

E allora si ricordino di lui anche le cose buone fatte, che di solito riaffiorano con la memoria a lungo termine: la promozione esaltante del 2018-19, l’ottima buona parte di quella successiva poi evirata dal Covid, la passione messa nelle cose al netto dei difetti strutturali di chi era alla prima esperienza saltando su un treno già in corsa (corsa poi molto, molto macchinosa) e che pare, dati alla mano, preferire roster di un certo tipo piuttosto che altri. Perchè alla fine gli allenatori sono come i cuochi: il miglior pasticciere del mondo potrebbe non essere capace di far bollire un etto di spaghetti, e Mister Pizzaiolo 2022 avere problemi anche con i budini della Cameo. E si ricordi, Antimo Martino, che pure Giacomo Zatti, retrocesso, venne preso a uova in faccia. Ma guai, oggi, a non ricordarlo come un eroe della Effe che fu.

 

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

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