Ieri è scomparso, a 86 anni, Luigi Origene Soffrano, conosciuto da tutti come “Jimmy il Fenomeno”. Nella carriera del notissimo caratterista, apparso in oltre 150 film, c’è  anche una piccola storia legata a Basket City e al derby, che oggi viene ricordata da Walter Fuochi su Repubblica. L’avvocato Porelli – infatti – lo volle per un derby in casa Fortitudo, il 2 gennaio 1972, quando entrò abbracciato a due ragazze in maglia Norda (all’epoca sponsor Virtus) per fare passerella e omaggiare John Fultz, all’epoca idolo bianconero. All’epoca in Piazza Azzarita c’erano anche posti in piedi, e ci furono oltre 9000 presenti.

Questo il ricordo dell’episodio di Gianfranco Civolani, tratto da Giganti del Basket via Virtuspedia, così come la foto.

Si comincia sei giorni prima. Fa tremendamente chic aver già in tasca il bigliettissimo del parterre. Meglio poter vantare certe amicizie, mille volte meglio avere la roba di prima mano. Per un giorno solo, ma no, per un’ora e mezza soltanto, la plutocrazia cittadina scava trincee, si divide in opposte schiere. I giovani dorati della “Bologna – senza – problemi” riscoprono un giochetto che li appassiona tanto. Scommettere cifre da capogiro su questa o quell’altra squadra, puntare gettoni (d’oro zecchino, s’intende) sul Baron o su Kocis, dividere fratelli e sorelle, spaiare le coppie, creare insomma una barriera fittizia fra gente che resterà affratellata una vita intera.
A fare colore ci pensano Charlie e Gigi. Charlie Ugolini vuole creare spettacolo, tanto spettacolo. Porelli patrocina l’dea delle cheer leaders. Porelli è stato in America ed evidentemente c’è ancora chi negli anni settanta ha sempre gli USA a modello. Si contesta il “way of life” all’americana? Bene, c’è chi quel “way of life” lo vuol trasportare alla lettera dalle nostre parti. Porelli dunque lancia l’idea delle suffragette in maglia Norda e Charlie noleggia due non meglio identificate fanciulle e le abbiglia per l’occasione. Nel fratempo Porelli snocciola il programma-spettacolo dei prossimi anni: orologi luminosi che elenchino i punteggi progressivi dei singoli giocatori e l’organo. Scusi, ma l’organi di chi? L’organo Hammond, incolti che siete. Al Madison Square Garden negli intervalli c’è l’organo che intona i motivi del club e che dà un po’ di carica a un pubblico un tantino beota. Beh, insomma, avremo anche l’organo Hammond, evviva.
Nel parterre Jimmy Fenomeno fa le sue passerelle fra gli unanimi lazzi. Il signor Fenomeno sarebbe un tipo diciamo così giullaresco che vive di “comparsate” (piccole parti di un minuto l’una a Cinecittà) e dei biglietti da diecimila che gli ottimati gli sganciano. Jimmy Fenomeno è una specie di “pazzariello” ingaggiato a cachet. Vive all’ombra dei potenti, li compiace, pretende diecimila per smorfia, si tira su l’occhione pendulo a comando, insomma avrebbe il compito di rallegrare in questa bella maniera una platea che bisogno di scaricare chissà come i suoi più svariati umori.
Nel solito angolo di centro-destra (presidente Tesini, nessuna llusione…) si alzano gli epinici della parrocchietta. Sono i supportes dell’Eldorado, bambini capaci di sommergere con le loro voci niente affatto bianche il prepotere di quelli dell’altra sponda. Il match si snoda, stavolta lo spanieratore ce l’hanno quelli della Norda, si chiama John Fultz e Charlie si contorce come un’odalisca nella gioia del trionfo. Gigi Porelli assiste assorto e muto con signora. Sogna il suo Organo Hammond, s’intende. Barba Paulucci è costretto a scandire al microfono la danza di vittoria dell’odiato nemico. Lucchini impiega un secolo a contare il conquibus perché dodici milioni e rotti sono il primato dei primati e guai se ci si sbaglia a raggruppare bene i mazzetti del malloppo.
Finisce il match, Jimmy Fenomeno passa a riscuotere, le due povere figliole (si dice cheer-leaders, già) corrono a mettersi finalmente il visoncino da pomeriggio, Frediani, Frabboni e Litardi stringono la mani ai pari-censo dell’altra sponda, la baldoria è finita e da domina Schull rumina fiele e giura – scontato, scontato – che un altr’anno col cavolo che resta all’Eldorado. Domanda: ma come può deflagare una tale esplosione maniacale? Speigazione: il derby. A bologna, alma mater del basket chiacchierato.

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