Girata nei giorni scorsi come una delle tante chiacchiere da Radioportico, la notizia del contatto tra Jasmin Repesa e la Fortitudo (con possibile inserimento di Teo Alibegovic in zona dirigenziale) è montata fino a diventare ormai una cosa fatta e finita, benchè tra le parti ci sia ancora un po’ di differenza tra domanda e offerta. Ma la notizia, per ora, è un’altra, ovvero il quasi certo, a questo punto, divorzio tra Antimo Martino e la Fortitudo: vero che il nuovo matrimonio s’ha ancora da ufficializzare, vero che c’è un contratto in essere – almeno fino al 15 giugno, quando la società potrà uscire con buyout nemmeno tanto corposo – ma sembra difficile, oggi, tornare sull’usato quando così tanta la voglia di cambiare è stata palesata sui giornali. E un ritorno in auge di Antimo ricorderebbe quella antica conferenza stampa di Recalcati, nell’estate 2001, quando confermato dopo aver cercato altri (toh, sempre Repesa), lui esordì dicendo più o meno “Sono qui perché l’altro non è venuto”, firmando la sua condanna e l’arrivo del terzo tra i due litiganti, ovvero Matteo Boniciolli.

“In un mondo normale, Martino concorrerebbe al titolo di coach dell’anno, in uno sfigurato non solo dal virus è a un passo dalla rimozione”. Così oggi su Repubblica Walter Fuochi, a spiegarla in poche parole, perché ancora una settimana fa, per dire, nessuno avrebbe mai messo in dubbio la riconferma di un allenatore arrivato dal nulla o quasi, che fa 25-5 con frenata finale al primo anno su una panchina non immediata e andando di facile promozione (facile col senno di poi, eh…). E che, all’esordio in serie A, non è mai sceso sotto l’ottavo posto. Ovvero, restando ben al di sopra delle aspettative di inizio stagione: ok, saranno anche state al ribasso, però ci siamo capiti.

Difficile capire cosa possa essere addebitato al coach: il derby perso, certo, ma una bastonata nella stracittadina l’hanno presa allenatori ben più esperti di lui, e con squadre che tecnicamente potevano guardare negli occhi gli avversari, a differenza sua. La sconfitta con Pesaro in casa, unica vera topica al – anche questo ormai vetusto, incredibile a dirsi – Paladozza. Ma sarebbe davvero provinciale metterlo sulla graticola per un derby perso a fronte di un ruolino di marcia da playoff e da conquista dell’Europa che altri, a questo punto, assaggeranno. Vero che rimane il beneficio del dubbio, che chissà cosa sarebbe successo e se e quante posizioni si sarebbero potute perdere nel finire la stagione, ma si parla di lana caprina: vero che a Bologna qualcuno ricorderà nel calcio il Mazzone ottavo a Pasqua e retrocesso alla Pentecoste nel 2005, ma Martino, a questo punto, potrebbe tranquillamente dire che le cifre, al momento della sosta, erano tutte dalla sua parte. E accusarlo dei pochi minuti dati a Dellosto, davanti ad una posizione di classifica comunque imprevista, pare davvero ingeneroso.

Sarà che Ubi maior minor cessat, al netto di cosa potrà fare Repesa (o chi per lui) nella Fortitudo che verrà. Però, se Antimo Martino si sentisse sedotto e abbandonato, nemmeno tanto giustamente, un po’ di ragione l’avrebbe.

( Foto Fabio Pozzati / ebasket.it )

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