(Foto Ciamillo - www.fortitudo103.it)

A 365 giorni esatti dall’esonero di Meo Sacchetti, per la Fortitudo le cose non sembrano esattamente cambiate: 1-7 era il record con cui ci si accomiatò dall’attuale coach della Nazionale, 2-8 è oggi (consideriamo che l’anno scorso, tra partite saltate per Covid e la zoppìa romana, una classifica paragonabile a quella attuale non è aritmeticamente semplice). E, in entrambi i casi, ultimo posto in classifica. Però delle differenze ce ne sono e, se vogliamo, non proprio a favore di questa stagione. Lo scorso anno ne andava giù una, tanto per dire, e comunque la rivoluzione era ancora tutta da venire: la gestione Dalmonte, Hunt al posto di Happ, l’arrivo di Baldasso, diverse gestioni dei presenti (per qualche partita Aradori partì da sesto uomo, e Banks nel girone di ritorno migliorò tutte le sue statistiche). Stavolta, la rivoluzione c’è già stata, quindi altri margini di manovra non è che ce ne possano essere, a meno di non finire al 6+6 e di portare a casa un regista come backup di Durham che non finisca nelle recenti maledizioni che hanno portato Stipcevic due anni fa e Gudmundsson poi a diventare autentici, imprevisti, buchi neri di rendimento.

Con una buona dose di sfortuna – ad oggi solo Aradori è stato presente e utilizzabile in tutte e 10 le partite – oggi quello a cui la Fortitudo può attaccarsi è sperare in una infermeria meno affollata, banale ma vero: si spera nella negatività di Benzing e in migliori solidità fisiche di Totè, prima di tutto, lasciando ormai che la questione Fantinelli sparisca dalla attualità perchè qualsiasi ipotesi di rientro non pare poter trovare conferme (nè smentite, se non quelle del campo). Poi vedere cosa saranno i nuovi, almeno i due stranieri – Borra di fatto dovrebbe essere il quinto lungo, necessario solo alla bisogna – che a Casale hanno mostrato buona lena ma fiato corto. La convivenza di Feldeine con chi c’è già, la capacità di Charaeccetera di adeguarsi ad un ruolo da 4 dove può avere movenze ma non centimetri. E poi chissà se, a roster relativamente completo, non si possa capire quanto valga davvero ‘sta squadra.

Poi ci sarà il tempo per processi e giudizi, ma con una classifica così terribile l’unica cosa da fare è cercare di stare vicino a chi va in campo, e ad un coach che forse oggi crederà di chiamarsi machitelhafattofare, visto come tutti pensino, di lui, la stessa cosa. E anche per lui, alla prima volta in carriera da subentrante, non sarà facile: finora la sua Fortitudo non ha quasi mai sbracato davanti alle avversarie, ma con i complimenti e la buona volontà, in solitaria, tanta strada non se ne fa.

(Foto Ciamillo – www.fortitudo103.it)

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