I giornalai di un tempo lo avrebbero definito brodino, intendendo partita non particolarmente esaltante ma buona per ingrossare la classifica. Non è la migliore delle Fortitudo possibili, quella che va subito avanti di 20 contro una fin lì atroce Recanati, si fa recuperare fino al pareggio, poi deve affidarsi a Mancinelli per non rischiare l’upset. Ci sarà da lavorare, sia in campo che in certe cose fuori dal medesimo, ma almeno la vittoria è arrivata.

Dopo l’ennesimo atto della guerra striscionistica tra Fossa e Federazione (FIPerplessi, alla prossima) e festeggiamenti quasi da commozione per il ritorno da ex di Gennaro Sorrentino, e dopo un carteggio polemico della curva verso la società (“Basta pagliacciate”, riferendosi a multe, maglie e luoghi ove giocare il derby di ritorno), l’inizio non è di quelli da far vedere a possibili neofiti. Bologna sbaglia tanto, Recanati ancora di più, e si segna poco o niente. Serve sfruttare i tanti errori del lungo avversario Reynolds, e due triple di Italiano e Montano, per fare 16-12 al 10’.

Recanati tira con percentuali che sarebbero sembrate quadrate perfino alla Fortitudo di Piacenza, per cui basta un attimo aggiustare passaggi e limitrofi per parzialare, debordando oltre la doppia cifra quasi senza sforzarsi. La palla gira, forse anche troppo, ma basta e avanza per il 37-17 del 18’ con Recanati a 3/29 dal campo. Maspero fa il primo gol su azione dopo dodici ferri complessivi a 40” dalla fine, e tutto sommato il 37-21 del 20’ è anche generoso, verso cotanta maleducazione contro canestri che non meritavano simili violenze.

Giocando con fuoco, Bologna non immagina che Recanati possa tornare in campo con qualche confusione mentale in meno, e il divario diventa, piano piano, meno garanzia di facili approdi. Servono due antisportivi fischiati a favore (legittimi) per rimettere carne sul fuoco dopo essersi visti tornare ad un blando +5 (44-39), ma non è abbastanza per superare l’insostenibile leggerezza dell’essere odierno. Presi 21 nel primo tempo, 27 nel secondo, è 53-48 al 30’ con Loschi a ciccare il possibile -2 sul buzz.

L’impatto è inevitabile, dato che la Fortitudo continua a gigioneggiare: quota 53, poi da un lato esce per rifiatare Sorrentino, dall’altro sbuca fuori Mancinelli a dominare prima dietro e poi davanti. La gara si incattivisce tra un tecnico a Boniciolli e altre cose di dubbia fischialità, ma la Fortitudo ha qualcosa in più, anche solo il suo numero 6, per evitare ulteriori patemi.

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