Se ne sono viste così tante, di partite di questo genere, che un commentatore avrebbe potuto scrivere il pezzo già a metà terzo quarto sapendo di poter poi vedere il resto della gara con le falangi a riposo. Partite in cui la Fortitudo inizia sonnacchiosa, scende in doppia cifra di scarto, poi tra maggiore attenzione e aumento dei decibel al Paladozza gli altri si annichiliscono e il resto della gara, una volta fatto il sorpasso, è non proprio inerziale ma quasi. Se ne vedevano anche quando le caratteristiche erano diverse da quelle di oggi, che vedono i Dalmonte’s quasi per contratto, chissà, partire con l’handicap sempre e comunque.

Si parte con sinusoidi impazzite e parziali da tutte le parti, figli di difese colabrodo e canestri accoglienti come alcove. 7-0 Ravenna, 14-3 Bologna, 16-2 Ravenna: tutto senza particolari logiche se non le difficoltà delle due squadre (peggio la Fortitudo) nell’adeguarsi a quel che dice il campo. Vero che i giallorossi segnano anche bendati e con immonde tabellate, ma tanto c’è anche di una Bologna lenta nel capire cosa succeda. E 26-16 esterno al 10’.

La schizofrenia viene un po’ meno nel secondo quarto, anche se per darsi una scossa Bologna deve finire a -13 e iniziare a sfruttare la ridicola scelta di Ravenna di non cambiare, in difesa, quando l’uomo del tascabile Anthony va a giocare in post basso: è manna dal cielo per Fantinelli e non solo, e diventa il 10-0 che, se non altro, rimette le squadre più vicine. Due volte però Bonacini uccella il suo avversario e sono sei punti, ma stavolta l’emorragia si ferma subito. Ed è 44-37 esterno al 20’.

La carrozza di Ravenna torna zucca dopo aver fatto +10 alla prima bocca del post intervallo, e la Fortitudo ha gioco facile nell’avvinghiare gli ospiti con difese più pronte e attacchi che diventano semplici, una volta risolti i rebus del non prenderne. Fantinelli gioca a campo aperto senza nessuno a mettergli un fermino, si sveglia Thornton dopo un primo tempo di letargo, sorpasso e 63-58 al 30’.

La Fortitudo gestisce senza dilagare ma senza nemmeno dare a Ravenna maniglie a cui aggrapparsi per provare a stare in partita, e allora nel finale c’è solo un qui pro quo (lenti a contatto) che manda per un attimo Fantinelli nello spogliatoio a far trattenere il fiato, ma non ci si preoccupa. E tutto è ben quel che finisce bene.

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

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