Il dibattito dei portici su quale fosse più forte, tra la squadra di quest’anno e quella passata, è andato avanti per settimane e settimane, e almeno fino a poco tempo fa i sondaggi davano, quasi tutti concordi, il vantaggio a quella dell’anno scorso. Meglio impostata in regia, più solida in area, più completa, eccetera. Poi magari ci si dimenticava che prima di arrivare alla quadratura del cerchio quella truppa ci mise un bel po’, e ci si dimenticava del fatto che l’oggi ancora era incompleto, vista la necessità di cambiare lo straniero e di aspettare il regista chiamato dalla laguna. Ecco che, magari, a riproporlo dopo il triduo vincente degli ultimi tempi, il sondaggio potrebbe cambiare i propri risultati. Accorgendosi che adesso ci sono più opzioni offensive, che la panca non è poi così corta come sembrava, e tutto il resto. Si potrebbe disquisire su una minore continuità difensiva, ma si sta poi a guardare il pelo nell’uovo. Di fatto, ci si dimentica che per molti mesi, lo ieri diceva che le trasferte erano dure, portavano a punizioni gastronomiche (il famoso a letto senza cena post Matera), e che per tanto tempo, fino a Pasqua, nemmeno c’era la certezza di essere nelle prime otto. Insomma: dire, alla fine, che l’oggi è meglio dello ieri – almeno autunnale – non è poi sbagliato.

Ovvio che ritenersi arrivati sarebbe un errore atroce, e dubitiamo che Boniciolli stia permettendo alla sua truppa di porre allori negli spogliatoi su cui sedersi. Però Ruzzier inizia ad ingranare, Nikolic pare il classico giocatore non esperto in una singola materia ma discretamente preparato su molti argomenti dello scibile cestistico, Mancinelli offre maggiore continuità di Amoroso, e Amando Knox non sarà l’intimidatore difensivo che era Daniel, ma ha mani che possono colpire un po’ ovunque. E una maggior capacità di girar palla, e quindi di coinvolgerlo, può dare discrete soddisfazioni. Bene: se bastava solo lavorare a ranghi completi – e dì poco – per ottenere ciò, siamo tutti contenti. Ma i margini di crescita ci sono ancora, eccome, e tanti. E qui sarà la sfida per le prossime settimane, sapendo che la consapevolezza dei propri mezzi, se vogliamo, è già stata ottenuta. E prima, rispetto a 12 mesi fa.

Imola, quindi. Loco poco ameno per la Fortitudo, che ci ha perso sia l’anno scorso che due anni fa (in questo caso quando al Ruggi ci palleggiava Lugo). Grande stagione passata, quest’anno la truppa di Ticchi sta faticando, anche perché a dover sempre far squadre con budget non di primissimo piano ci può stare di non azzeccare sempre la mano con soli jolly. 3 vinte e 7 perse, meglio in trasferta – compresa la penultima, a Udine – che non in casa, spesso sconfitta alle ultime battute, anche Imola ha fatto una scelta di americani esterni, non particolarmente eccelsi come cifre (Norfleet 7.7 di media e percentuali scarsine, Cohn meglio con 16 e quasi 6 rimbalzi). Annusata l’aria su Chris Roberts, l’acquisto recente è il veterano Hubalek, arrivato da poco a cambiare e non di poco gli assetti (dentro lui per Norfleet, ergo un lungo per un piccolo). Altrimenti, spazio ai veterani Prato e Maggioli, alle triple dell’esterno Hassan, ai rimbalzi dell’ex Fortitudo Borra, limitato da un infortunio in questo inizio stagione (6+4 fin qua), e al tuttofare Ranuzzi, 11 di media.

Si gioca domenica, ore 20.30, diretta Sky.

(Photo by Fabio Pozzati / Iguana Press / Fortitudo Kontatto Bologna)

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