Un campione resta tale per sempre, anche dopo essersi ritirato. Il caso di Emanuel Ginóbili, ex guardia tiratrice che ha lasciato il basket professionistico due anni fa, è sicuramente uno di questi. Ne sanno qualcosa in quel di Bologna, dove l’argentino ha disputato due grandi stagioni prima di fare il gran salto verso l’NBA e diventare uno dei più grandi giocatori non statunitensi a trionfare e lasciare un segno nel campionato più difficile e spettacolare della palla a spicchi mondiale. Arrivato nel 2000 in quella squadra allora chiamata come Kinder, il nativo di Bahía Blanca fece capire subito di essere di un’altra pasta e non sentì minimamente la differenza di pressione tra Reggio Calabria e Bologna dopo il passaggio dalla Viola, una realtà comunque minore. L’argentino non solo fu capace di trionfare nei due campionati disputati con le V nere ma fu anche il miglior giocatore (MVP) di entrambe le stagioni. Abilissimo nello smarcarsi e nel tiro, il mancino fu senza dubbio la grande stella della Virtus di quegli anni e si dimostrò adatto a qualsiasi tipo di scontro e diede dimostrazione di poter giocare bene in tutti i ruoli all’esterno. La sua abilità nel movimento e nella definizione, oltre al suo spiccato senso per il gioco di squadra, lo rese immediatamente un giocatore appetibile per i San Antonio Spurs, con i quali avrebbe poi disputato diciassette stagioni di NBA.

Il suo addio al basket ha sicuramente influenzato il rendimento degli Spurs, i quali non risultano più ormai da due anni, esattamente da quando Ginóbili ha abbandonato, tra i favoriti delle scommesse di bet365 sulla NBA, il campionato di basket nordamericano. L’apporto di Manu all’attacco e al gioco collettivo di San Antonio è sempre stato fondamentale, al di là della presenza di Tim Ducan e Tony Parker, i due grandi trascinatori degli Spurs ancor prima del suo arrivo in Texas nel 2002. Fu proprio in quell’estate, infatti, che l’argentino fu praticamente costretto a lasciare l’Italia per non perdere il grande e prestigioso treno della NBA. In quel di San Antonio, Ginóbili avrebbe fatto la storia contrariamente a quanto pensato da molti all’inizio della sua avventura negli Stati Uniti d’America. Il suo basket rispetto all’Europa non cambiò e il suo talento fu sufficiente a potersi adattare al gioco più fisico del basket nordamericano e Ginóbili si impose fin da subito come uno dei migliori sesti uomini delle franchigie NBA. La vittoria dell’Olimpiade 2004 con la nazionale argentina porta la sua firma, come ben ricordano i giocatori dell’Italia distrutti in finale da Manu e compagni. 

Eppure la guardia di Bahía Blanca sarà ricordata per sempre anche negli USA, dove ha fatto capire di poter essere grandi giocatori anche senza essersi formati nei playground del paese nordamericano. La sua duttilità tattica e il suo spirito di sacrificio, oltre ovviamente al talento, gli permisero di spiccare durante più di quindici anni e vincere ben quattro titoli di campione, quei famosi anelli che ancora oggi lui indossa con orgoglio. 

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