Fatto il pieno di complimenti dopo il sacco di Verona, il problema principale della Fortitudo attuale pare essere quello di schermarsi dai sospetti di essere una squadra fortissimi e che sia bastato avere due stranieri che sanno giocare a basket e un allenatore non pazzo (cit.) per avere già un piede e tre quarti non solo in A, ma già direttamente nei playoff. D’altra parte, dall’inizio del raduno la truppa ne ha persa solo una, dolorosa ma ovvia, in amichevole con la Virtus: il resto, vittorie e basta. In scioltezza, in sofferenza, in amichevole, in Supercoppa, in campionato. E allora ci sta che ci si monti la testa, forse più tra tifosi che non nello spogliatoio. Presto, presto, prestissimo. Ma, a voler cercare di capire cosa sia ‘sta squadra, cosa se ne può dedurre, a metà ottobre?

Che ci sono gerarchie condivise – anche se saranno da rileggere quando Cinciarini sarà al meglio e quando Mancinelli non sarà solo capitano non giocatore – laddove l’anno scorso c’era forse troppa confusione (meglio mettere a fare il settimo uomo un buon settimo uomo, che non un aspirante titolare declassato). Che ci sono possibilità infinite di creare gioco, e che in teoria ci dovrebbe essere anche l’esperienza per gestire tempi e ritmi a seconda di quello che la partita impone. In negativo, ci potrebbe essere la condizione fisica e tutte quelle cose paventate in agosto, e ancora non palesatesi. Ad ogni modo, come detto, è presto per suonare le fanfare: sappiamo che ci sono potenzialità, che ci potranno essere ovvie difficoltà, e vedremo. Già da sabato, quando al Paladozza arriverà una squadra che nelle precedenti apparizioni da queste parti ha sempre rischiato di fare il colpaccio.

Imola, quindi. Nel lato est della provincia si parte sempre con budget risicato e impressione di dover fare nozze con i canonici fichi secchi, poi però, di solito, il campo dice molto meglio di quanto non avesse vaticinato in estate la carta. Difficile dire se sarà così anche quest’anno, intanto però alla prima di campionato è arrivata la vittoria casalinga con Udine che, insomma, da pronostico non era esattamente pronosticata. Arrivato da Roseto in panchina coach Di Paolantonio, l’Andrea Costa si affida al solito ad un mix di esperienza e gioventù, ma soprattutto alla coppia di USA Raymond-Bowers, già esperti di Italia e già utili alla bisogna nel gol casalingo di domenica scorsa. Interessante l’arrivo del lungo Rossi, dopo una vita a Treviglio, mentre ampio è il reparto ex, in attesa comunque del ritorno in campo dell’acciaccato Prato. In regia, infatti, le mani sulla palla le ha Robert Fultz, mentre minuti cercherà di guadagnarseli Marco Montanari.

(Foto di Fabio Pozzati / ebasket.it)

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