Quello che il dopo Montegranaro ha detto è che questa Fortitudo è umana, e a tratti perfino vulnerabile. Non che qualcuno ritenesse che i biancoblu fossero immortali e invincibili, ma la cosa, ora, è stata ridimensionata all’essere terrestri. E con qualche piccolo limite strutturale, dato che ‘sta faccenda dei primi tempi esplosivi e dei secondi più affannati si era già verificata varie volte. Solo che con Piacenza e Mantova puoi esplodere e poi rallentare senza rischiare più di tanto, con Montegranaro i rischi aumentano. Con annessi e connessi. Stanchezza, roster limitato dagli infortuni (ma, nel girone d’andata, si vinceva anche rimaneggiati), o semplicemente il fatto che la Poderosa, domenica, non ha sbagliato niente: ci può stare, e peccato che sia successo proprio nella giornata in cui si poteva iniziare a stappare lo champagne. Peppino Di Capri dovrà aspettare, mentre la gente si chiede una cosa semplice: campionato riaperto, o no? Forse non è riaperto, ma di certo non è chiuso. E il problema può essere psicologico, al netto delle infermerie: le singole avversarie della Effe ora sanno che un piccolo punto debole c’è. E tu sai che puoi anche non vincere sempre. Ci saranno conseguenze? Chissà.

E ora, la Coppa Italia, che verrà affrontata con i dubbi canonici della vigilia, davanti a questi impegni prestigiosi ma non fondamentali: puntare a vincere, o cercare di evitare sforzi, acciacchi, pestoni, dita negli occhi eccetera? Mandateci i bambini, chiede qualche tifoso preoccupato della condizione fisica della squadra, e ben conscio che per l’obiettivo della promozione sarà meglio vincere a Ravenna domenica prossima che non le tre gare del weekend marchigiano. Ovvio che non si può fare, e ovvio che quando sei la Fortitudo non ti puoi permettere snobismi del genere. Però la domanda è lecita, non dimenticando però una cosa: dopo la sconfitta con Lu Monte, un eventuale campagna coppitaliesca negativa potrebbe avere scorie mentali più che fisiche, e anche questo andrà considerato. Tradotto: se perdi ti risparmi ma rischi di ingigantire un tarlo. Se vinci festeggi ma rischi di stancarti ancora di più. Amleto, Shakespeare, essere o non essere.

E, allora, almeno utilizziamola per la curiosità di rivedere Carlos Delfino in maglia Fortitudo: con un 2 in meno sulla maglia (20 era, zero sarà) e con mille anni in più, sia lui che il pubblico. Prova che forse Cinciarini non ha solo una piccola bua, prova certa che qua non si vuole lasciare nulla di intentato per arrivare alla promozione bypassando quei playoff che, da quanto si può capire, non sarebbero esattamente la materia su cui questa squadra sarebbe più pronta. Delfino, dal canto suo, in A2 potrebbe ancora spostare eccome malgrado il suo ruolo non sia esattamente quello del Cincia: parliamo comunque di uno che nelle ultime 5 gare giocate a Torino (prima, tra condizione precaria e stop, erano cifre frammentarie) viaggiava a 11+5. Giocherà appunto già domani e le sette gare di campionato che rimangono, sperando che a sette ci si fermi e non per motivi dipendenti da altro se non la fine, del suddetto torneo.

Biella, quindi. Alti e bassi, 12-10 di record in classifica con il girone di ritorno che finora dice 3-4 e alcuni sfondoni imprevisti come il -30 casalingo con Bergamo nell’ultima di campionato (una decina di giorni fa, perché domenica non si è giocato) a punteggio di 48-78. Ergo, tutto e il contrario di tutto, per chi si qualificò alla Coppa Italia da quarta a Occidente e, oggi, complice anche la gara in meno, calderone di metà classifica. Magari facendo notare che, a Ovest, codesta classifica è molto, molto più corta della nostra. Allena Michele Carrea, e la squadra gira attorno all’asse americana guardia-alona, come tante: 17 di media per Harrell, 21+7 per Sims. In regia elucubra l’ormai esperto Saccaggi, mentre attenzione ai balzi del ’98 italoinglese Wheatle, 10+7. Di ieri poi è la notizia della firma di Michele Antonutti: anche a Occidente, la corsa al riarmo pre-playoff è iniziata.

(foto Fortitudo Pallacanestro – Valentino Orsini)

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