L’analisi della partita di ieri tra Virtus e Treviso si divide necessariamente in due parti.

Intanto la prima partita in Fiera è stata un successo. Settemila persone, e buona organizzazione complessiva. C’è stato qualche mugugno sulla visibilità, con vari abbonati che si sono lamentati di una posizione peggiore rispetto a quella occupata al PalaDozza.
Di certo la particolare conformazione del padiglione fieristico utilizzato ha costretto i progettisti a soluzioni diverse dal solito. L’impressione è che con la struttura a disposizione – e in tempi davvero rapidi – si sia fatto il massimo, anche se in vista delle prossime partite e – magari – dell’uso della struttura anche per i playoff, qualche aggiustamento andrà pensato. La società è conscia dei problemi che ci sono stati, e Baraldi in merito ha detto che già dalla prossima gara proveremo a cambiare qualcosa per cercare di far vedere a tutti la partita in modo corretto..

Poi, il campo, che ancora una volta ha mostrato una Virtus che continua a vincere, pur facendo fatica. Di nuovo un primo tempo difficile (più palle perse che assist, basti questo dato), e un secondo tempo decisamente migliore, anche se Treviso – come già Ulm qualche giorno fa – non ha mai mollato ed è rimasta a contatto fino alla fine.
Vincere aiuta a vincere, questo è sicuro. E farlo anche in serate non perfette aiuta ancora di più. E così facendo la Virtus in stagione ha vinto finora 13 partite su 14.
Non si può però fare a meno di notare che nelle ultime settimane si veda un po’ di stanchezza in campo, anche perché nelle partite difficili coach Djordjevic accorcia le rotazioni.
Ieri il trio Pajola – Baldi Rossi – Cournooh ha combinato per 20 minuti complessivi e due punti, e qualcuno dei titolari ha giocato tanto: in particolare Weems è stato in campo 35 minuti e Ricci 30. La combinazione di alto minutaggio e partite ravvicinate – già dopodomani si giocherà in Israele – spiega facilmente la stanchezza e gli errori banali nel finale, si veda l’airball di Teodosic, rimediato subito con il recupero decisivo. Ma andando avanti così, si rischia che la coperta diventi un po’ corta.
Se la Virtus è ancora in cerca di un giocatore italiano che possa cambiare Weems, un motivo c’è, perché il calendario resta fitto e sempre più complesso.

(foto Virtus Pallacanestro)

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