La storia di tante altre storie, quella di una Fortitudo che va su un campo pressochè impossibile e gioca una partita di orgoglio e compattezza insufficienti per il gol ma che fanno nascere rimpianti per altre aberranti prestazioni. Al netto del -16 finale (ingeneroso, perchè la costruzione del gioco è stata decente, addirittura un +5, 96-91, nella valutazione complessiva. Però altre 14 triple concesse), a Venezia non si poteva fare di meglio, con Hunt fuori, Withers convalescente. Ed un – dignitoso – quintetto base dove, a parte il quasi bambino Fantinelli visti gli altri, l’età media era di anni 35. E con una coppia di lunghi, Mancinelli-Cusin, che ci ha fatto tornare indietro di 15 primavere.

Ok, tutto passato, come dice Dalmonte. Che vive sulla sua pelle gli alti e bassi della stagione: 18 partite giocate, 6-3 le prime 9 e 2-7 il resto, sapendo che il mercato di riparazione qualcosa lo aveva aggiustato, certe teste no, e che l’infermeria, già influente ai tempi di Sacchetti, ha fatto pagare pure a lui gravi tributi. Ok, tutto passato, magari portando un bacione a Brando Taylor, che con il 2+1 decisivo a Cantù ha un po’ allungato la classifica, rendendo la prossima gara uno spareggio, sì, ma dove vincendo non devi fare calcoli. Fosse andata diversamente a Desio, sarebbero servite lauree matematiche per capire la situazione. Così è molto semplice: se vinci sei salvo. Altrimenti si apre un fronte di avulserie dove si potrebbe perdere anche di 12 arrivando soli con Cantù, di 9 arrivando anche con Brescia. Ma, appunto, facendo +1, anche con gol di Zoff da metà campo allo scadere, i libri di matematica verrebbero buttati nel cesso.

Poi ci sarà da capire con chi si giocherà, domenica. Con il solito punto interrogativo su Stojanovic, che da onesto manovale fermo da 14 mesi potrebbe dover vestire i panni di un novello Alibegovic (Teo, sia chiaro) se mai i famosi conti saranno mandati in pari, e chiedendosi a chi altri la jella farà pagar tributi. Un tempo queste erano gare che chi era attaccato alla maglia avrebbe giocato con il coltello tra i denti e pur con stampelle o moncherini. Un tempo, appunto.

La Fortitudo è una regola – La dignità di un po’ tutti i lunghi, che si sono sbattuti al netto di inesperienze, convalescenze o anagrafiche impressionanti. Banks che alla fine di altri 39′ filati ha forse visioni mistiche e sacramenta contro cui si gioca meglio in pochi.

Ci stiamo sbagliando ragazzi – Domenica servirà qualcosa anche da Baldasso, che dopo il derby ha perso convinzioni, invece che ottenerne. Ed evitare di beccare le solite raffiche di triple beccate (13 di media nelle ultime 3). Esterni, ci sarete?

(foto Legabasket)

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