Avesse potuto scegliersi una trasferta all’esordio, probabilmente la Fortitudo avrebbe davvero puntato su Roma: in ritardo, reduce (o meglio, reduci i suoi cinni) da trentelli in fila in precampionato, e costretta ad un Palaeur totalmente vuoto. Ecco, Bologna ieri è riuscita a perdere malgrado, sulla carta, avesse l’impegno meno pesante di tutti, contro una squadra i cui giocatori forse ancora non conoscono i reciproci nomi, e con sette effettivi. E allora ci sta che, uscita sconfitta sotto tutti i punti di vista, coach Sacchetti non abbia lesinato i mea culpa. Solo una parola, imbarazzanti. Detto, firmato e controfirmato. Cosa sia capitato è difficile spiegarlo, anche perchè al’alba della stagione è difficile capire se la Effe sarà una accozzaglia di figurine messe insieme per caso, o se Roma in realtà avrà buon destino. E questo è ciò che differenza la sconfitta di ieri da quella di Pesaro di mesi e mesi fa, in un paragone fatto da qualcuno: in quella occasione si sfidavano una Effe con già le sue certezze ed una Pesaro a livelli dell’epoca Desio del 1990. Qui è presto qualsiasi tipo di giudizio.

Di certo, si sono palesati per ora i difetti strutturali della truppa. Le pecche difensive di Happ, il ritardo generazionale delle seconde linee (non che Roma avesse però la panca di Milano, sia chiaro), e forse tanto ancora da definire nei rapporti, tecnici, tra Aradori e Banks. Che forse ora si sentono relativamente deresponsabilizzati per il fatto di essere l’uno accanto all’altro, e quindi ancora poco propensi a caricarsi la squadra in spalla per non rischiare di spegnere il compagno. Tante cose da aggiustare, appunto, e di tempo ce n’è. Però, ciò non toglie che Roma – a meno, appunto, che non si sia perso ieri contro la futura sorpresa del campionato, tipo la calciaiola Verona all’esordio nella pedata del Bologna dello scorso anno – la si poteva battere anche con la condizione, precaria, di fine settembre.

La Fortitudo è una regola – Mai stato un tiratore anche se quando ci prova di solito male non fa, le due triple messe ieri da Fantinelli dimostrano, se non altro, che diventa difficile battezzarlo o difenderlo in modalità Teodosic, ovvero girandogli le spalle. Accontentiamoci di questo, per ora.

Ci stiamo sbagliando ragazzi – Vero che è ancora presto trarre conclusioni, ma se è un mese che Sacchetti nota la scarsa rabbia agonistica dei suoi, qualcosa forse lo vorrà dire. Non sono arrabbiati? Non si sbattono? Sono stanchi? Di certo, ieri non se ne è salvato nessuno, o quasi. E se è normale aspettarsi ritardi da una panchina ancor giovine e inesperta, le latitanze dei big non sono comprensibili

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