Tifoso del Napoli (calcio) che sbanca Napoli (basket), ci sarebbe da chiedere per il proseguio della stagione qualche dichiarazione di Martino su sue passioni calciaiole anche per la Vis Pesaro, la Cremonese, la Reggiana e via discorrendo. Intanto si porta a casa la prima vittoria in trasferta del campionato, facendo a Napoli il bel tempo prima e il cattivo poi: 52 punti presi nel secondo tempo, portando il solo Parks quasi a farne 30 (26, pare, ma ad un certo punto non si faceva in tempo a tenere la cifra) nell’ultima frazione, dimostrano se ancora ce ne era bisogno che questa squadra e la difesa sono due rette che non si incontreranno mai. Così come il 26-42 a rimbalzo: ci sono difetti strutturali in certi ruoli, diciamo il 3 e il 4 soprattutto, che non potranno mai essere risolti se non rendendo quadro ciò che è tondo.

Però questa squadra di recente ha dimostrato di poter bussare a più protagonisti, e se domenica scorsa era stato Benzing a quasi trentellare per limare Varese, stavolta è stato Durham a lasciare i panni del brutto anatroccolo per ricordarsi come fare, e non solo far fare, canestro. Attorno, in un gruppo che è ancora senza Feldeine e con Groselle in campo per il classico onore di firma, gente che in attacco sa come rendersi utile: Totè converte a canestro i passaggi, Aradori sarà Telepass (come tanti altri) dietro ma esce con l’esperienza alla distanza, e anche Procida si adegua all’andazzo. Ovvero, cerchiamo di farne sempre uno più degli altri e speriamo nella buona sorte dietro, perchè noi di nostro non ci possiamo mettere nulla. Se non nel recupero di palloni ad altezza parquet, dove Napoli ha concesso tanto – 17 perse – e la Fortitudo ha qui saputo aumentare il numero dei possessi che, altrimenti, sarebbe stato deficitario. E alla fine si è vinto, vedendo Napoli senza morire. Poi, se ci sarà un posto al sole nel girone di ritorno, lo scopriremo, come diceva il Poeta, solo vivendo.

Più su – 6 cesti dal campo nelle ultime 4 giocate, 7/9 ieri: Durham può anche essere cantautore, e non solo scrittore per altri. Poi il lento riemergere di Aradori, ai 20 con i liberi decisivi, e l’ottimo Totè. Attorno a loro si è costruita la vittoria. E, per quel che vale, la virtuale salvezza a fine girone di andata.

Spalle al muro – Non è colpa di nessuno, ma Ashley (arrivato nella notte europea a Melbourne e pronto all’esordio) era un’altra cosa, rispetto al Charalampopoulos che nè carne nè pesce è, sia davanti che dietro. Poi le solite magagne difensive, ma questo è, prendere o lasciare.

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