Alla fine si può dire che cambino gli attori ma non il copione, per una Fortitudo che nuovamente in trasferta ha dovuto toccare il fondo prima di liberarsi da catene e cavilli e dare il meglio di sè. Ma da -16 in trasferta è difficile risalire: in casa le rimonte hanno il Paladozza a fare da ulteriore corrente ascensionale, fuori no. E allora il problema è capire perchè ci si ritrovi piombati, benchè ieri a Mantova con organico limitato che qualcosa potesse non essere lineare ce lo si poteva aspettare. Sarebbe servita una gara con ogni giocatore a dare quel quid in più per supportare i mancanti: c’è chi lo ha dato, c’è chi oltre i propri limiti non è saputo andare, c’è chi è stato, anzi, sotto media. Insomma, è stata giocata – forse – una partita normale quando ne andava fatta una speciale.

Da Mantova si esce con l’idea che manchi sempre un esterno e si abbondi, in quantità, di lunghi. Che la difesa nelle ultime due uscite abbia un po’ di cose da rivedere (altre 11 triple beccate, su 27, per chi fino a poco tempo fa dall’arco concedeva pochino pochino), e che davanti ci sia bisogno di una scossa per essere produttivi anche fuori dai giochi: alla fine il fatturato è arrivato a quota 80, pur senza i 15 quasi fissi di Aradori. E allora, chissà, il problema non è farne (anche se servirebbe maggiore continuità e non questa canonica serie di alti e bassi) ma, ogni tanto, affidare la propria esistenza sportiva ad una buona difesa. Ora inizia un tour de force di gare ravvicinate, alcune ad alto contenuto emotivo: vediamo di recuperare gli acciaccati, poi si valuti pure il rendimento della squadra. Che, non è aziendalismo, si ricordi, non era stata costruita per uccidere il campionato. E il fatto di chiamarsi Fortitudo, almeno adesso, non comporta l’automatica attesa di dover fare chissà cosa.

Ed ero contentissimo – 38 di valutazione di Fantinelli, che magari si ricordi come possa anche essere un focoso attaccante, a queste latitudini. Il resto è stato una serie di alti e bassi, che solo negli ultimi disperati minuti, con quintetto obbligaato, ha trovato la chimica giusta per fare la quasi rimonta. Quasi, appunto. Ah, lo striscione della Fossa per Lorenzo Bastelli.

Non me lo so spiegare – Desolante il nulla di Thornton, che ha fatto 11/14, vista però come tiri sbagliati, nel giorno in cui avrebbe dovuto dare il classico di più: il giorno sbagliato per alzarsi dal letto con le mani polari. Poi la solita apatia di Paci, per cui 4+5 in 14′, in giornata di emergenza, sembra ormai un cartellino timbrato in maniera automatica e non convinta. Alcune non difese di Cucci, e un nervosismo (tecnico a Dalmonte, tecnico+antisportivo con conseguente espulsione di Italiano, espulsione Biordi, cinque falli di Cucci) forse esagerato in una gara, tutto sommato, non arcigna.

(foto Mauro Donati)

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