Vincere si doveva e vincere si è vinto, per una Fortitudo che avrà sempre e comunque qualche atavico difetto, ma che ieri ha mostrato di avere il collettivo tutto discretamente acceso, e voglia se non altro di scacciare il momento non positivo. In una partita dove tutto è passato attorno alla difesa: 48 presi prima e 28 poi, 12/20 da 3 avversario prima e 3/18 poi. Ed essendo questo uno sport che si chiama pallacanestro, i canestri vanno anche messi. O, dall’altra parte della metà campo, non concessi. La Fortitudo non ne ha concessi, e rispetto a Varese ha dimostrato di avere qualche arma in più rispetto al forsennato sparare da 7 metri. Questi siamo noi, dice alla fine Caja: ci sta, ma alla lotteria non sempre si vince. Va bene invece a Bologna, che vince lo scontro diretto per l’ottavo posto, non gira la differenza canestri ma a questo ci si penserà: per ora, si porti a casa questo risultato, pur non dimenticando che la si era quasi chiusa e si è comunque concesso un tiro per la altrui vittoria, e che la strada è lunga.

In una giornata particolare, iniziata a far scommesse sulle elezioni e passata poi allo sconcerto per le notizie che arrivavano su Kobe, la Fortitudo ricorda quello che è: poca grinta in certi particolari (anche ieri un esterno avversario in doppia cifra di rimbalzi), troppi passaggi a vuoto e non sempre la giusta voglia di alzare le braccia davanti ai tiri avversari. Ma in un campionato dove con un po’ di attenzione tutto può succedere, l’unica cosa di cui ci sarebbe bisogno è equilibrio nei commenti. Lasciando stare esaltazioni o immolazioni continue, senza pensare nè al cielo nè alla fossa (con la minuscola): Stipcevic è questo, e mugugnare ad ogni azione non aiuta. Daniel non è poi peggio di tanti altri backup nel ruolo. Magari allora lavorare sul recupero di Robertson, avulso più di quanto non dicano le cifre, e sul gonfiare un po’ uno scialbo Leunen. Poi è vero che a fine stagione tra ottavo e nono posto c’è tanta differenza (relativa, visto quello che da ottavi potrebbe capitare), ma non è da questi particolari che si giudica un gruppo di giocatori.

Grande, grande, grande – Se a Mancinelli non riesce il cucchiaio eccolo ripristinare la fionda, e male non è. La continuità di Aradori, stavolta supportata anche dalle percentuali. La voglia di Martino di andare a ricoinvolgere i 4 che non partono in quintetto, con risposte positive da tutti. La ciabatta di bolognabasket, senza la quale qualche giornale oggi sarebbe uscito con pagina bianca.

Parole, parole, parole – Ambiente un po’ meno carico del solito, ma poi accesosi alla bisogna. Servirà poi dare linfa nuova a Robertson (terza cifra unica su quattro ultime uscite, e prima non gli era mai successo) e Leunen (1/13 da 3 punti nelle ultime tre, sembrando sempre un poì sulle gambe).

FOTO DI VALENTINO ORSINI/ FORTITUDO PALLACANESTRO

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