(Foto Valentino Orsini - Fortitudo Pallacanestro 103)

A metà del guado, tra la speranza di portare il livello dell’acqua almeno all’ombelico e quella di mantenerla alla gola, il passo indietro della Fortitudo fa capire che la strada è lunga, lunghissima, e che ci sono problemi strutturali difficili da nascondere. Perchè la difesa non si impara da un giorno all’altro, perchè le caratteristiche di troppi singoli sono tali da non potersi aspettare ringhiate e azzannate, e perchè le fatiche di mettere insieme allenamenti collettivi non aiuta alla costruzione di un sistema di gruppo che copra le problematiche individuali. Tutta qui, forse, la ricostruzione del Titanic di ieri sera: 64 punti presi in 21 minuti e mezzo fanno 3 al minuto dopo l’ottimo impatto iniziale, e a soffrire sistematicamente i 4 avversari (Benzing è troppo lento e Chara troppo brevilineo) così come a saltare per aria al primo ribaltamento – ieri come con Varese, ad un certo punto, certi giocatori F in difesa si sbattevano contro – per tenere botta servirebbe far canestro sempre, sempre. E pure qua non è la cosa che sia possibile.

Perchè Durham è impressionante nel suo collasso al tiro (5/17 da 2 e 3/23 da 3 nelle ultime 6), perchè Aradori parte bene ma poi non può essere il leader che si porta la squadra in spalla, perchè Feldeine ancora non lo si è visto, perchè.. insomma, ci siamo capiti. E allora ci si porti a casa il buono di una truppa che collassa ma che se numericamente ne prende come quella di Sacchetti non pare andare in campo con la unica voglia di tornare a fare la doccia come in passato: basta per non mettersi le mani nei capelli, ma non per risalire la classifica. Dura, ma è così, sognando anche solo una continuità difensiva che ormai, da due anni, non si nota.

Più su – Qualche accenno da Frazier, che deve evitare di finire nel tritacarne della confusione come avvenuto a suoi precedenti colleghi di ruolo. O altri di Charalampopoulos, così come di Gudmundsson che mette anche due triple. E Totè, che ringrazia le sue leve: altrimenti, certi alley-oop sbilenchi sarebbero finiti a Porta Lame.

Spalle al muro – Organizzazione difensiva da rivedere e lo abbiamo detto e ridetto e stradetto. Poi va bene adeguarsi a tutto, ma se le caratteristiche proprie di Durham sono queste, è un attimo che le avversarie lo battezzino andando a raddoppiare altrove. E da un USA non è accettabile.

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

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