(Foto Valentino Orsini - Fortitudo Pallacanestro 103)

Parafrasando la legge dorata dello sport, si può dire che l’attacco fa spettacolo e la difesa vince le partite, per una Fortitudo che si adegua ai ritmi alti di Chieti, passa buona parte della domenica davanti, si fa infilzare troppe volte e alla fine, per chiuderla, deve ricordarsi che anche non prenderle è utile alla causa, e non solo segnare. Rimane così imbattuto il Paladozza (vera chiave del match, dai, diciamoci la verità) nel giorno della ribalta per Matteo Angori, che ha visto i suoi fare prova più bella che concreta prima, e solo nel momento decisivo, per fortuna non troppo tardi, anche definitiva. Facendo bene a rimbalzo (38-27) pur capendoci poco nei ribaltamenti di palla abruzzesi dove qualcuno libero per la tripla (15/36) si trovava sempre, ma replicando con una prova offensiva di tutto rispetto. Insomma, ha vinto chi ne ha fatti di più.

La domenica in cui i riflettori vanno sì sui soliti ma pure su Simone Barbante, imperioso nei momenti in cui c’era da dare pericolosità anche in area: le gerarchie dei lunghi rimangono un mistero, con il titolare Paci che mai riesce a meritarsi più di 10 (opachi) minuti e il cambio che è tutt’altra cosa, e con l’assenza di Davis che forse nemmeno si sente, dato che pure in campo l’USA non è che abbia mai dato, prima del crac, motivo di farsi notare. Un dato, curioso: pur con +11 a rimbalzo, i 3 lunghi naturali della Effe (ai due citati aggiungiamo Cucci) hanno preso 7 carambole complessive, in una statistica che vede primeggiare tre esterni come Aradori, Thornton e Fantinelli (20 in 3). Vuol dire che il sistema funziona e che tutti possono andarne a prendere, ma qualcosa ancora va migliorato.

Ed ero contentissimo – Finchè le squadre avversarie inizieranno a sentire il braccino tutte le volte che si troveranno avanti nell’ultimo quarto e a pensare oddio stiamo per vincere al Paladozza, la Fortitudo in casa dormirà sonni tranquilli. Il fattore campo, a queste latitudini, si fa sentire eccome. Poi la prova concreta di Aradori, a suo agio in una gara di difese aperte, oltre che la puntualità di Cucci e Fantinelli.

Non me lo so spiegare – Detto di come sia ancora difficile capire cosa aspettarsi da un Paci che sembra andare più piano di quanto non venga richiesto, forse appunto la difesa, specie sui ribaltamenti: Vrankic ne ha messi anche da casa sua, ma brava Chieti (ottima squadra) a mettere quasi tutti nelle condizioni di punire.

 

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

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