Era dura, e alla fine la Fortitudo sconfitta a Brindisi non fa nulla che non fosse già prevedibile, se non altro chiudendo con una prova tutto sommato più incoraggiante rispetto a quella di Cremona, al netto delle sciagure difensive che hanno giustamente portato Antimo Martino, a fine gara, a vedere più il bicchiere mezzo vuoto dei 105 presi che non quello mezzo pieno dei 93 fatti. E, nella difficoltà dei commentatori nel dare giudizi in partite come queste, è chiaro che si deve anche capire come sia stato possibile questo sfacelo, ricordando che comunque, anche se piedi a terra, dal tirare libero e fare canestro libero un po’ di differenza c’è. Semplicemente, manca una certa attitudine agli spostamenti, ai recuperi, ed è chiaro che tra gli esterni ci sarà anche chi alla fine fa bottini, ma che non fa valere la candela se lascia praterie di spazi per gli avversari. E farne 2 per beccarne 3, ad ogni azione, porta a questi risultati.

Poi c’è il resto, per un assetto che cambia ad ogni partita e che ora dovrà porsi ulteriori dubbi, visto come ieri tra Gudmundsson e Richardson non si è fatto un giocatore: ok che l’islandese si è fatto amare e che l’USA non è mai stato messo nelle condizioni di capire cosa gli venga richiesto, e vero che l’attuale Baldasso non offre garanzie, ma siamo sicuri che in questa Fortitudo un Groselle recuperato non meriti almeno una occhiata? Specie visto e considerato che qualcuno, là sotto, a mettere un po’ di chili per fronteggiare incursioni di esterni non fermati in prima linea, ci vorrebbe. Sarà il dubbio della settimana, per chi magari dopo Pesaro certezze diverse le aveva partorite.

Ah, era anche la prima volta di Durham, e male non è andato, benchè naufragato pure lui nell’incapacità di mettere un freno ad esterni brindisini tarantolati, o resi tali. 8 assist, che sarebbero stati anche il doppio se qualche appoggio o tiro libero non fosse finito male. Ottima impressione e speranza che l’intesa con i compagni migliori. Ma lo scrivente ha esperienza pluridecennale per ricordare come spesso gli americani alla prima uscita paiono roba da NBA e alla quarta fanno cose che nemmeno nella UISP. Per cui, aspettiamo.

Più su – In una partita con questo ritmo sarebbe bastato perdere per un minuto in più la concentrazione per raddoppiare lo scarto finale. Vero che solo di archivio si sarebbe trattato, ma in questo momento di creazione della propria identità ha bisogno anche di piccole pillole di non sfiducia. In campo la buona lena di Totè e Benzing, almeno in attacco, come quasi tutti.

Spalle al muro – Dalle inquadrature, la curva di Brindisi pare essere stata esentata dagli obblighi di mascherine e divieto di tamburi presenti nel resto della Penisola. Ci sarà qualcosa che non sappiamo. Poi le difficoltà difensive del trio Baldasso-Aradori-Richardson, il passo indietro dell’islandese e i tanti, tanti tiri liberi buttati via. peccato.

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