Quando la Fortitudo finì in un colpo solo prima in A2 e poi in B1 – nel 2009 – e alla prima di campionato contro Verona fece il pienone al PalaDozza, Emilio Marrese scrisse su Repubblica un pezzo splendido ed ironico, che però suscitò notevoli polemiche. Tra le varie cose si diceva che domenica al PalaDozza ha preso il via un grande gioco di simulazione collettiva. Si chiama “facciamo finta che siamo in serie A”.
Ecco, da certo un punto di vista anche il derby di venerdì sarà una “simulazione” del genere: dopo quasi otto anni senza facciamo tutti finta che sia ancora una partita di serie A, magari addirittura una finale scudetto o semifinale di Eurolega. Gli ingredienti ci sono tutti: il palazzo esaurito in ogni ordine di posti e la caccia al biglietto, con le richieste all’amico dell’amico (oh, per caso ti avanza un biglietto per il derby) che non si sentivano da anni. La copertura media incredibile, dalla diretta su Sky Sport 1, alle TV locali, alla stampa. Il fatto che in città non si parli d’altro da un mese, praticamente, comprese infinite interviste – di cui alcune davvero belle – ai tanti protagonisti del passato. C’è pure una delle due squadre parecchio lanciata (la Virtus) e l’altra in apparente difficoltà (la Fortitudo) che magari con una vittoria nel derby potrebbe rilanciare la sua stagione. E così via, come da migliore tradizione.
Tutto verissimo, e da un certo punto di vista bellissimo. Ma sempre di serie A2 si tratta, e questo non bisogna dimenticarlo.
E non bisogna nemmeno dimenticare i percorsi che hanno portato entrambe le squadre nella seconda serie, dalla recente e dolorosa retrocessione della Virtus al lungo percorso (passato anche da un fallimento e da una nuova società) che ha fatto rinascere la Fortitudo dopo i disastri sacratiani e gli anni di lotte interne. E non bisogna dimenticare che per bacino di utenza e potenzialità a entrambe le società la serie A2 sta stretta, decisamente stretta. E questo forse lo sta iniziando a capire anche la FIP e in generale il basket italiano, dato che parecchie società di serie A fanno meno spettatori delle bolognesi.
Tutto questo non va dimenticato: o meglio, per 40 minuti sarà facilissimo scordarsene: al #derby104 ci saranno 9000 spettatori, il tifo, le coreografie, gli sfottò e (si spera) una partita vibrante e un bello spettacolo in campo, con spazio a tanti giocatori italiani e giovani del vivaio, cosa a cui entrambe le società tengono molto. E ci saranno anche due punti in palio importanti per la classifica, dato che parliamo di prima contro terza. Il valore tecnico della partita – parametrato ovviamente al livello del campionato – è alto, più di alcuni derby in serie A che si sono visti in tempi anche recenti.
Sarà tutto splendido, non abbiamo dubbi. E ancora più bello per chi vincerà. Godiamocela, buon derby a tutti.
Ma prima e dopo nessuno, né i tifosi né le due società, devono dimenticare che c’è un’unica cosa che conta alla fine di questa stagione: tornare in serie A. Sapendo che la porta è stretta e uno solo alla fine passerà (ma ogni tanto ci sono anche dei ripescaggi), ma anche che bisogna fare di tutto per riuscirci, senza risparmiare sforzi e sacrifici. Perché il futuro di Virtus e Fortitudo, e il futuro del derby, dev’essere in serie A.

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