In occasione di questo singolare derby senza pubblico, la Gazzetta dello Sport ha sentito due esponenti dei gruppi organizzati di Fortitudo e Virtus.

Francesco Lorenzini, Cico, Fossa dei Leoni -> Ci ha fregato l’ingresso in zona arancione dell’Emilia Romagna. Avevamo già ideato due momenti di una coreografia, prima e durante la partita, ma il divieto di spostarsi da un comune all’altro ha bloccato tutto. Le terremo buone per il derby di ritorno, sperando che a fine marzo il situazione sia favorevole. Ci voleva una pandemia mondiale per impedire alla Fossa di entrare al derby. Sfruttando la piattaforma Zoom ci collegheremo tra noi del direttivo e con altri tifosi Effe per seguire insieme la partita facendo i nostri commenti in vivavoce. Non è tanto ma è un modo di stare insieme e vicini alla nostra squadra rimanendo ognuno a casa propria. Ci aspettiamo che la Fortitudo, inferiore per talento e piena di infortunati, tiri fuori quello spirito che le ha sempre permesso di giocare alla pari e di vincere con la Virtus.

Andrea Bassi, Forever Boys -> Nel giro di un anno il mio derby è passato dalle tribune della Segafredo Arena, con 9mila persone, al divano domestico con l’ipad condiviso con mio figlio. Che tristezza. Per noi la zona arancione conta relativamente, se non possiamo entrare e accendere il derby con cori e goliardia è meglio stare a casa. E gli sfottò, che sono il sugo di questa sfida, chi li farà? Questo sembra un derby più da playground che da palasport. Senza tifosi entrambe le squadre sono penalizzate e si spiegano le sconfitte che hanno subito in campionato

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