Spettacolo bellissimo, supplementare favorevole all’Aquila davanti ad una orgogliosa V. Alla fine, Sabatini lascia intendere che potrebbe aver venduto la società.
Non sarà stato il derby tecnicamente più bello del mondo, ma lo spettacolo e il pathos hanno sicuramente dato sugo ad una delle stracittadine più emozionanti degli ultimi tempi, spettacolare per chi lo ha vinto come drammatico per chi lo ha perso, in un supplementare dove i giocatori cadevano come mosche, tra acciacchi e falli, e tanta paura di vincere da entrambi i lati. Alla fine fa gol la Fortitudo, portandosi a casa vittoria, 2-0 nello scontro diretto, e fa autogol la Virtus, ormai messa ai margini della lotta playoff ma uscita, se non altro, a testa alta per quello che è impegno e voglia di provarci. Nel post partita, con la dichiarazione di cessione della società da parte di Sabatini, argomenti per i prossimi giorni.

A provar che i canestri sembrano larghi come le intese veltrusconiane, e le difese rimaste probabilmente stordite dalla maratona sanremese – per Giò di Tonno, poi… -, la F parte con bibomba di Mancinelli e Janicenoks, mettendo poi ricciolo cittadiniano per uno 0-7 iniziale che però non castra la Virtus, che scopre la grande capacità di Best nel trovar spazi ove infilarsi facile facile. Generaleggiando in allegria, la Virtus fa 9 di fila ad evitar eccessi di spifferi iniziali, e la partita diventa così equilibrio: con la Bologna blu a trovar gioie da fuori, e un immediato apporto di Jenkins, e quella nera a dar palla dentro, sfruttando il maggior tonnellaggio, nei momenti in cui Travis tira il fiato. Uno di qua e uno di là, con Sakota a chiedere minuti ad uno dei suoi Lazzari – Bagaric – e passaggi alquanto vuoti di Bulleri e Forte, e 20-22 a fine quarto.

Continuando a banchettar su assi che sembrano scale mobili per il canestro, Mancinelli trova la tripla da casa sua, Bagaric fa il 2+1 del 22-30, ma è sempre Best a chiedersi il perché di tanto spazio davanti a lui: saranno le ascelle che tengono lontani i difensori, saranno i difensori che non ne vogliono sapere, ma è lui a tenere la Virtus appaiata al derby. Nasce poi un elastico tra il +3 e il +6 F, con tante azioni da 3 punti (triple di Giovannoni e Lauwers, orgia di 2+1 per Jenkins), e freccia bianconera messa quando Lauwers, in contropiede, mette il ciuf del 43-41. Risponde ancora Jenkins, ancora in 2+1, con la F che però non sfrutta un antisportivo a favore di Thomas, e la V che, a sua volta, non domina a rimbalzo come avrebbe potuto. 45-46 alla sosta.

A scommetter chi sgomma prima dopo l’intervallo, vince chi punta Virtus: Thomas lotta per quanto può, ma è troppo statico per limitare Chiacig, e brava è la Virtus a chieder, e ottener fiducia, dall’area pitturata. Se poi le percentuali blu si piantano, con le continue sciocchezze di Forte, mentre Anderson e Giovannoni portano a spasso avversari più piccini, ecco l’accenno di fuga casalinga, con McGrath a lunettare il 62-56, mentre Bagaric esce per bua e Jenkins non ha la stessa fotta del secondo quarto. Chiacig si porta a casa il quarto fallo di Thomas ma cicca i liberi, Jenkins forza l’ultimo, 65-61 al 30’.

Mentre la curva Virtus striscioneggia per il Di Bella liquidato, la squadra Virtus prova a mettere i chiodi sulla bara Fortitudo, facendo subito 70-61 e sbagliando, con Giovannoni, la tripla del +10. Qui però, davanti ad una F che torna negli antichi errori (palla a Jenkins e niente altro), la V pecca di braccino, lasciando a Janicenoks, soprattutto, gli spazi per riavvicinarsi, prima però di mettere, con Chiacig e Anderson, un 78-71 che, a 2 dalla fine, sembra letale. Rien a faire: tripla di Torres e Jenkins, poi persa Virtus con Jenkins che dalla lunetta fa 1/2, ma buono per metter pari. Best sorpassa, altri liberi di Jenkins, errore di Blizzard ma pasticcio di Forte che fa perdere tempo alla F. Restano 2”, Jenkins deve forzare, 80-80.

Con Best fuori per falli, ma una F con fuori Cittadini e Thomas, e con Bagaric rimesso in campo anche con le stampelle, si sveglia Forte, che ne fa 9 di fila davanti ad una Virtus che esagera da lontano non accorgendosi che, sotto, si potrebbe far qualsiasi cosa. Un antisportivo di Bagaric non viene pagato tanto dalla F, ma piuttosto è Anderson, dall’85-91, a riaprirla con due triple sulla zucca immobile di Torres. Ci sono poi due liberi di Jenkins, forzatura inutile di McGrath, un libero di Torres, uno di Blizzard, ancora uno di Jenkins a 5” dallo scadere per il +3, e errore di Lauwers, su tiro anche ben costruito, per far esplodere la parte biancoblu del PalaMalaguti.

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