30 maggio 2000, primo scudetto – Una squadra perfetta, che domina il campionato (27-3 il record) e recupera in finale da una sconfitta alla prima gara. La gioia esplode a Treviso: la Fortitudo, dopo tante amarezze e finali perse, è sul tetto d’Italia per la prima volta nella sua storia.

19 giugno 2001, l’addio di Carlton Myers – 33 punti in una ormai persa sconfitta in finale contro la Virtus, e anche la Grande Nemica regala l’ultimo applauso al capitano biancoblu, giunto alla recita conclusiva con i colori Fortitudo. Si chiude un’epoca.

16 novembre 2002, cambio Boniciolli-Repesa – Matteo Boniciolli viene silurato dopo un derby vinto grazie alle magie di Pozzecco e Van Den Spiegel: la gente è perplessa, la Fossa dirama comunicato di insoddisfazione, specie perché il nome del sostituto, Jasmin Repesa, non soddisfa. In realtà, si apre un quadriennio di meraviglie, tanto che “Gelsomino” verrà poi incoronato re della Fortitudo.

29 aprile – 1 maggio 2004, Final Four di Tel Aviv – Boicottata dai tifosi, per via della scelta azzardata della Uleb, la F4 di Tel Aviv è il momento forse più alto della Fortitudo, che in una gara clamorosa batte Siena e arriva alla finale continentale. Dove diventa vittima sacrificale dei padroni di casa del Maccabi, ma resta comunque il ricordo di un’esperienza, e di una squadra, incredibile.

16 giugno 2005, secondo scudetto – Il tiro da 3 di Ruben Douglas diventa icona del mondo biancoblu, quasi a fare il pari con il tiro da 4 di Danilovic: arriva il secondo tricolore a Milano, con l’istant replay a suggellare il capolavoro di Jasmin Repesa. Peccato che quella squadra venga smantellata, Basile in primis, già dal giorno dopo.

13 luglio 2006, Giorgio Seragnoli lascia dopo quasi 15 anni – “Mi sono tolto un peso”, dice esausto l’Emiro, che cede il passo malgrado i tanti attestati di amore del pubblico, con tanto di corteo per le vie del centro. La fine della grande Fortitudo, anche se all’epoca nesssuno pensava che il crollo sarebbe stato così rapido: nel momento in cui Michele Martinelli comincia a parlare di cocktail alcolico, si capisce che nulla sarà come prima, e i risultati immediati ne sono la mogia riprova.

27 marzo 2007, inizia l’era Sacrati – Dopo i disastrosi mesi di Michele Martinelli, nei quali si riesce a distruggere in pochi mesi quanto di buono costruito in tanti anni, l’arrivo di un bolognese al posto del Galactico fa tirare un sospiro di sollievo a tutti, anche perché il nuovo proprietario si presenta con profilo basso e poche sbruffonate. Durerà poco.

10 maggio 2009, la prima retrocessione – Degna conclusione di una annata sciagurata, tra spese inutili e stipendi non pagati, la Fortitudo perde a Teramo e si ritrova, dopo 17 anni, a dover lasciare la massima serie. Eppure, è chiaro che quanto deciso dal campo potrebbe non essere la cosa peggiore.

18 luglio 2009, la seconda retrocessione – Incapace di rispettare i parametri per la LegaDue, Gilberto Sacrati viene scaraventato (peraltro con regalo della Federazione) in A Dilettanti, roba mai vista in oltre 40 anni di storia. Il punto più basso – per ora – della storia Fortitudo, mentre lodi per stipendi non pagati e la questione del mutuo Paladozza aprono ulteriori e drammatici scenari.

2 settembre 2009, quasi 5000 persone alla prima dell’anno– Summer Cup, ovvero la coppa dei dilettanti, giocando contro la juniores di Osimo e Palasport pieno: la prova di un amore incondizionato da parte del pubblico, che si tura il naso davanti ai problemi ancora irrisolti della società e non abbandona la squadra al proprio destino. Forse, malgrado tutto, la prova che la Fortitudo è ancora viva.

Tratto da Il Domani di Bologna

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