GENNAIO – Si parte con il botto, per cercare di rafforzare una squadra che in casa non sbaglia un colpo, ma che in trasferta fatica eccome. Si saluta Iannilli (con tifoseria non in estasi per la cosa), arriva la scommessa Amoroso, da un po’ fermo per infortunio. Comunque, anche per via dell’assenza prolungata di Flowers, l’inizio 2016 è fatto di doppia sconfitta esterna (Chieti e Mantova), prima di vincere con Imola nel pomeriggio funestato dal lancio di monetina contro il coach ospite Ticchi: il colpevole resterà impunito. Piano piano qualcosa migliora, si fa gol a Verona, ma il mese termina con l’unica sconfitta casalinga (al Paladozza) della stagione. E posto fisso a metà classifica.

FEBBRAIO – La nostra stagione è un coitus interruptus dice Boniciolli, lamentando il fatto che la squadra al completo si sia vista davvero poco. In attesa che Amoroso si rimetta al meglio, torna in auge la questione Lestini: dopo aver già fatto capolino al Paladozza con Ferrara, il giocatore – non esattamente amato dalla tifoseria e protagonista di una piccola soap opera estiva – deve tornare con Matera: la Fossa propone una goliardica raccolta di fondi per pagare la multa che arriverà per insulti, lo stesso giocatore la prende in ridere, ma si muove perfino la FIP temendo chissà cosa. Arrivano 1333 euro di multa, mentre la squadra continua ad alti e bassi, senza mai svuotare l’infermeria.

MARZO – Per motivi burocratici viene tesserato Davide Lamma, che però garantisce di non avere alcuna intenzione di tornare a giocare. Durante la sosta del campionato si lavora, ma il rientro di Amoroso viene differito alle settimane successive, si perde a Ravenna, e il presidente Muratori fa capire che si aspettava risultati migliori. Non guardate solo ai risultati dice il coach, Speravo di essere già ai playoff dice il presidente: intanto si vince con Treviglio, si rompe per un po’ Raucci, e si arriva a Pasqua senza la certezza di entrare nelle otto ma con quella, invece, che il futuro di Boniciolli dipenderà dal finale di stagione, eccome.

APRILE – A primavera si svegliano le bambine e anche la Fortitudo. Non si perde più, Amoroso finalmente viene installato, e soprattutto la trasferta vinta a Ferrara che cambia eccome l’inerzia della stagione. Nessuno vorrà incontrarci nei playoff dice Boniciolli, che chiude la regular al settimo posto e si ritrova al primo turno contro Agropoli, sorpresa del girone Ovest. Anche la proprietà pare più dolce nei giudizi, c’è soddisfazione collettiva. Si decide di non prendere lo straniero di scorta per i playoff: a posteriori, non una gran scelta. A posteriori.

MAGGIO – I playoff diventano subito una sinfonia per la Fortitudo, che cicca solo gara due in casa di Agropoli (dopo aver dominato tutta la partita) ma che fa fuori i campani prima e Agrigento poi, sempre partendo dallo svantaggio del fattore campo. Boniciolli confessa che pensa alla promozione dal primo giorno di ritiro, e le uniche note stonate arrivano dagli stranieri, cosa che si andrà a ripercuotere anche sul mercato futuro. Si frantuma infatti Flowers, costringendo Davide Lamma ad infilarsi a roster, mentre qualche scaramuccia tra il coach e Daniel fa capire che gli amori non sono infiniti. Semifinale con Treviso: grandi ricordi del passato, e subito vittoria in trasferta, che rende, diciamo, meno doloroso il successivo -45 in gara due, con tanto di tripla di Lamma al primo tocco dal rientro. Si parla anche tanto di questure e trasferte vietate: diventerà un classico di queste settimane.

GIUGNO – La serie con Treviso si sposta a Bologna e diventa una sinfonia: 2-0 casalingo e via di finale con Brescia. Grande entusiasmo, la proprietà che dichiara di essere pronta ad una eventuale promozione, e pubblico in fibrillazione. Nascono forti e continue polemiche tra le società per via dei biglietti e delle trasferte, ma intanto la doppia lombarda viene doppiamente persa. A Bologna il clima cambia, doppia vittoria Fortitudo e lacrime del coach in conferenza stampa post gara 4. La bella, anticipata da polemiche sulla presenza dei tifosi ospiti nelle quali troppi hanno detto la propria (si riuscirà comunque a dare la possibilità a qualche bolognese di partire), è purtroppo persa ben oltre i demeriti di una Fortitudo arrivata stanca e senza uno straniero all’ultima curva. Nessuno però la vede come una sconfitta: Boniciolli riceve premi dalla tifoseria, grandi feste, e subito si pensa al futuro, con Gandini, Ruzzier, Roberts subito precettati e/o firmati. Oltre a Mancinelli, cavallo di ritorno. Nel frattempo la proprietà ricapitalizza, con l’ingresso della Associazione “Per amore solo per amore” a rendere ancora più solido il ruolo dei tifosi nella Fortitudo.

LUGLIO – Ci sono flebili voci di possibili ripescaggi, ma alla fine A2 rimane, con la chicca del ritorno del derby. Arriva Knox, viene risolto l’unico nodo del mercato (il contratto di Candi) e gli unici rimpianti sono per il non rinnovo di Carraretto. Viene prolungato anche Boniciolli stesso, e si apre la campagna abbonamenti. Forse la squadra è cambiata più di quanto non ci si aspettasse.

AGOSTO – Si ufficializza Kontatto come main sponsor, si parla della possibilità di un clamoroso ritorno di Carlos Delfino, intanto ci si abbona in massa. Al raduno c’è tanto entusiasmo, ma alla prima casalinga, amichevole con Princeton, la squadra si affloscia e perde nel finale. Boniciolli brontola, facendo capire che quest’anno non ci si potrà aspettare indulgenza per errori di gioventù. Si capisce che le aspettative sono alte.

SETTEMBRE – Nel precampionato arriva qualche sconfitta, ma è anche vero che le avversarie sono di primissimo livello (quasi sempre). Nessuno si nasconde nel parlare di squadra più forte dello scorso anno e di promozione: Vogliamo la serie A, dice Muratori, ma intanto si fermano Ruzzier e Italiano, e si capisce che tra Roberts e Boniciolli non è stato, diciamo, amore a prima vista. Arriva Nikolic ad allenarsi, ma è Roberts a giocare la Supercoppa, che vede la Fortitudo vincente. Siamo i favoriti, dice Boniciolli, mentre i problemi sono altrove. Come quelli delle maglie, presentate in una serata di festa: i pois non piacciono a nessuno.

OTTOBRE – Il campionato inizia con vittoria esterna a Chieti, e visto come l’anno scorso si dovette attendere fino a Natale o quasi, non è male. Si chiude la campagna abbonamenti a quota 4800, altra cosa che mitiga il fatto di avere l’infermeria sempre piena. I problemi, come detto, sono altri: la querelle tra i tifosi e l’inno nazionale, che porterà a multe su multe, e la maglia a pois: Roberts dice che non la comprerebbe, fa retromarcia, ma di certo questo non aiuta il suo inserimento, tanto che tra una cosa e l’altra si decide di cambiarlo. Mentre già si allena Marchetti in previsione di firmarlo a gennaio, si promuove Nikolic, anche se per farlo esordire c’è bisogno di mandare a referto Roberts abbastanza per vistarlo. Ergo, qualche partita con uno straniero in meno, ma con Verona in casa si è perso con anche il futur tagliato. Per il resto, la squadra sembra si stia studiando.

NOVEMBRE – Boniciolli vorrebbe più fiducia e meno scetticismo: incompleti si perde a Mantova, ma con l’innesto di Nikolic e il rientro di qualche degente inizia una serie di vittorie che permette al coach di togliersi qualche sassolino verso chi lo ha criticato. Lentamente poi si stemperano le discussioni sulle maglie, mentre anche per la faccenda inno, piano piano, si accetta lo status quo.

DICEMBRE – Il processo di crescita si interrompe a Imola, con sconfitta, e dopo il gol interno con Roseto un altro ko, pesante a Piacenza, apre un fronte di critiche: Boniciolli lamenta che in occasione del tracollo piacentino la squadra non lo ha ascoltato, e qualche posizione in squadra pare non essere più solidissima. Lo stesso Nikolic fa storcere il naso allo stesso coach, e chiudere l’anno col KO interno contro Udine non aiuta a sedare le pressioni in attesa del 2017. E del derby.

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