Gennaio – L’anno inizia perdendo in casa con Cantù e con Artland, tra fischi e Qyntel Woods che alza il dito medio al pubblico. Si scuserà, ma nel frattempo la gente si stufa: a Caserta partono le uova contro il pullman della squadra, e a Valencia si è definitivamente eliminati dalla Uleb Cup. Troppa roba, e la Fossa in casa contro Teramo sciopera. Non contro la società, però. La stessa Fossa pubblica un nuovo libro (“Orgoglio e passione”), si vince contro Udine mentre nessuno crede ancora al fatto che di spareggio salvezza si tratti. Woods, nel frattempo, vola in Polonia.

Febbraio – Si perde a Roma ma si vince in casa con Montegranaro: dura poco, la Sutor tuona contro i problemi del cronometro (Tola, Tola, cosa hai combinato…) ma tutto, per ora, viene omologato. Grave la sconfitta a Rieti: si va sotto anche nella differenza canestri, anche se solo i pessimisti ci fanno caso. Si firma Alex Scales durante la sosta Coppa Italia, mentre da Capo D’Orlando tuonano contro i bilanci biancoblu: qualcosa che non va, insomma, c’è.

Marzo – Inizio col botto, vincendo in casa con Siena: “Andiamo avanti così”, dice Sacrati, ma le speranze, sia in campo che in società, si fanno di nebbia quando si scopre che la F non è riuscita a tesserare Scales. Disguido, dicono ai piani alti, ma è chiaro che le beghe sono economiche, non burocratiche. Allora, tutto crolla: si perde con Biella, si tessera Scales, si perde a Treviso, mentre il ricorso Sutor viene accolto, si rigiocherà. Peggio che peggio: ko anche a Ferrara, e per la prima volta da decenni la F è virtualmente retrocessa. “Ora segherò le rotazioni”, urla Pancotto, ma lui è il primo a capirci poco o niente. Poi, Vukcevic castra allo scadere l’ultimo derby del decennio.

Aprile – Sacrati presenta il suo Parco delle Stelle alla Fiba, riempendo poi la città di cartelloni pubblicitari, ma intanto la retrocessione è sempre più vicina. Disastro ad Avellino e sciagura casalinga con Milano: mentre Strawberry se ne va, nemmeno tanto rimpianto, se non altro si vince il recupero con Montegranaro dopo 3 supplementari. Sembra il riscatto, mentre il tempo stringe: si vince con Pesaro ma si crolla a Cantù, e Savic smentisce le voci di sciopero per mancati stipendi: “Problemi che hanno tutte le squadre, solo che contro di noi si pensa sempre male”. Ci sarà un motivo, forse.

Maggio – Si vince in casa con Caserta, ma a Teramo servirebbe fare gol, e quelli di Malaventura e Scales vengono annullati dai cronometri: sul primo ci sarebbe di che recriminare, ma intanto è retrocessione, con i ricorsi che vengono respinti. Si deve ricostruire: “resto gratis”, dice Savic, ma è chiaro che i problemi vanno ben oltre i disastri del campo. Pancotto fugge senza proferir verbo, e a parlare è Sacrati: “tutto bene, andiamo avanti”. Ma la bocciatura per i mondiali 2014 è un uppercut sul Parco delle Stelle, i tifosi tuonano a modo loro (la Fossa con comunicati, gli altri con il Retrocession Day) e le crepe sono sempre più grosse.

Giugno – Arriva Aldo Vitale come Direttore Generale del Parco delle Stelle, ma nessuno se ne accorge. Finelli firma per la Legadue, ma il resto è silenzio in attesa delle decisioni della Comtec. Il lodo-Drucker blocca il mercato, tanto per gradire, mentre la LegaDue accoglie l’iscrizione Fortitudo: la cosa viene festeggiata come uno scudetto quando nemmeno dovrebbe far notizia, brutto segno.

Luglio – Come previsto, la Comtec boccia la Fortitudo, e malgrado le lettere aperte e le presunte ricapitalizzazioni di Sacrati il debito per trovare l’iscrizione alla LegaDue non viene estinto: il 18 luglio la Fip esclude la società. Si ripartirà dalla A Dilettanti, pur con i tuoni e fulmini della LNP che non vuole questo inserimento di peso. Savic ringrazia e saluta, intanto la Fossa urla “avanti con Sacrati, ma proprio per mancanza di alternative” e Sabatini flirta con i tifosi al raduno degli stati generali. In contemporanea, partono i primi lodi per stipendi non corrisposti.

Agosto – Mentre la LNP osteggia la Fortitudo, qualcosa si muove: Finelli decide di restare, così anche Lamma, primo “acquisto”. Arriva Alejandro Muro, e ogni giorno che passa la squadra si costruisce: resta Alessandro Cittadini, arriva Gennaro Sorrentino assieme a Silvio Gigena e resta anche Matteo Malaventura. “Beppe Lamberti sarebbe rimasto, lo faccio anche io” dice Finelli. Definiti gli under, si parte per il ritiro di Lizzano.

Settembre – In cinquemila per vedere la prima casalinga, contro gli juniores di Osimo, sono il primo segnale dell’amore incondizionato del pubblico. Si arriverà a quota 3715 abbonati, roba quasi impensabile, mentre sul campo ci si qualifica per le finali di Coppa Italia di categoria. Il campionato intanto parte battendo in casa Verona con un Paladozza pieno.

Ottobre – Sul campo va tutto bene, i problemi sono però a livello societario. Il Comune è costretto a pagare al Credito Sportivo i sei milioni della fidejussione di garanzia, e il rischio di fallimento è forte: l’Assessore Degli Esposti assicura che non si vuole questo, ma che la Fortitudo non può far ricadere sulla collettività i propri problemi. Sacrati assicura che pagherà, ma intanto la Fossa fa partire la contestazione.

Novembre – Mentre tra le scrivanie si discute il piano di rientro, la Fortitudo vince sempre, anche il giorno del ritorno del derby con il Gira, dove Sacrati viene sonoramente fischiato dal Paladozza. “Sono amareggiato, chi vuole prenda il mio posto, ma io ho già nomi cognomi e indirizzi di chi mi aiuterà”. Li stiamo ancora aspettando. Intanto, si fa male Cittadini e si perde a Forlì, unica sconfitta del girone d’andata.

Dicembre – Dato che sul campo non ci sono problemi, l’interesse gira attorno al mutuo Paladozza: Sacrati e il Comune si incontrano e viene profuso ottimismo, più da parte sacratiana che non comunale, in verità, ma tutto viene rinviato ai primi giorni del 2010. Parte il lodo Stefano Bizzozi che blocca il mercato, ma nessuno se ne preoccupa più di tanto, mentre vincendo a Riva si chiude l’anno da campioni d’inverno.

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