Appena eletto miglior ala piccola della storia Fortitudo dal sito “Il Fortitudino”, Claudio Pilutti è stato sentito da Damiano Montanari per Stadio. Un estratto dell’intervista.

“Ricordo con emozione la prima tranche, dal 1994 al 1997. Ero arrivato da Trieste, dopo aver rifiutato il trasferimento a Milano. Alla Stefanel si era chiuso un ciclo e si era pure esaurita la mia capacità di sopportazione di Tanjevic: non era un allenatore leggero. Non ce la facevo più, a distanza di anni l’ho detto anche a lui, probabilmente il sentimento era reciproco. Avevo bisogno di cambiare aria e all’Olimpia avrei trovato lo stesso ambiente di Trieste. Quando mi chiamò il compianto Albertini ero al mare. Mi chiese se avessi voglia di andare a fare due chiacchiere a Bologna per valutare la Fortitudo. “Mi metto le scarpe e arrivo”, risposi. Erano le 14.30, alle 16.30 arrivai a Bologna, alla sera firmai il contratto. L’anno prima avevamo eliminato la Fortitudo ai quarti di finale playoff ma mi ero innamorato della Effe, del suo pubblico e di Vincenzino Esposito che, nonostante le sconfitte, mi regalò la sua maglia.
Lui è stato il compagno di squadra più estrosi con cui abbia mai giocato. Un pomeriggio, durante un allenamento, coach Scariolo lo riprese per alcuni suoi comportamenti che non gli erano piaciuti. Si accese un battibecco, al culmine del quale Sergio esplose: ‘basta, hai rotto! Ora ti faccio la multa!’. Ed Enzo, da buon casertano, si girò verso di noi, ‘ha parlato o’viggile urbano’. Dopo un allenamento, penso che i virtussini di allora ricordino ancora della volta in cui Esposito buttò dei petardi accesi dentro lo spogliatoio bianconero, con i giocatori ancora tutti dentro.
Nel settembre 1995 affrontammo una selezione americana, il Pepsi Magic Tour, con anche Magic Johnson: si dice che io lo marcassi, ma in realtà era lui a marcare me. La leggenda vuole che sia stato lui a chiedermi una foto, ma non posso venderla così… Magic si stava concentrando per tirare i liberi. Vidi sotto il canestro mio fratello e Roberto Serra pronti a scattare con la macchina in mano. Mi avvicinai e chiesi a Magic di mettersi in posa. Lui mi guardò, sorrise e accettò. Poi segnò entrambi i liberi. Fu veramente carino.Lo aspettai fuori dagli spogliatoi per far due gag e qualche altra foto con mia moglie e mio fratello. Mi regalò il suo coprimaglia autografato, che ancora conservo gelosamente, e provai in tutti i modi a convincerlo, pure pagando, a darmi o spedirmi anche la maglia di gioco. Purtroppo non lo ha mai fatto.
L’NBA? Kobe è stato bravo, bello da vedere, un gran lavoratore e un campione con una classe indiscutibile, però è stato un clone di Jordan. Lebron? Sì, bravo, ma Jordan è stato un’altra cosa.”

(foto tratta da Il Fortitudino)

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