Con Boniciolli fermo per motivi di salute, la Fortitudo che nel marzo 2018 aveva comunque velleità di promozione si trovò davanti ad un bivio: continuare con il vice Comuzzo – anche perchè il cambio non era dovuto a motivi tecnici, e quindi sarebbe stato ipotizzabile un proseguire nel corso di quanto già c’era – o modificare tutto? Si modificò tutto, e che fosse una di quelle cose che accendono molti riflettori ce ne accorgemmo quando, alla presentazione del nuovo coach, c’era tanta di quella stampa come nemmeno ai tempi dell’Eurolega. D’altronde c’era Gianmarco Pozzecco – in ritardo, ma ce ne saremmo dovuti fare una ragione – dall’altra parte del tavolo, con tutto il suo repertorio di storia e di personaggio. Glielo si chiese subito, del curioso fatto che stesse facendo il giro di panchine di squadre dove aveva già giocato (In Effe, a parte la grottesca parentesi Gay, non capitava dagli antichi fasti di Beppe Lamberti e Lino Bruni o giù di lì), e se questo non rischiasse di essere un guaio, emotivamente parlando.

Il Pozzecco della Fortitudo si racchiude con un sms che mi girò, tempo dopo, e non faccio violazione della privacy a ricordarlo: “feci degli errori, critiche giuste”. Perchè forse il Poz era in un momento in cui non sapeva bene cosa voleva fare da grande, vittima di attenzioni mediatiche tali da portare onori ed oneri, e forse il violento strip-tease antiarbitrale in un Varese-Milano lo aveva fatto diventare macchietta ancora più di quanto i detrattori non lo descrivessero. E poteva mai, nel circo Fortitudo, recepire indicazioni sul proprio futuro? Probabilmente no, e infatti.

Si trovò una squadra che doveva solo essere condotta ed aggiustata, impantanandosi con il problema degli stranieri (ormai impresentabile McCamey, pressochè inutile Okereafor) e con quello del turnover, che lui da giocatore spesso messo fuori squadra soffriva e che lo portava quindi ad empatia con l’estromesso, chissà. Amalgama non trovata, e continua rabbia espressa in tecnici ed espulsioni per cui, alla fine, erano quasi più le volte in cui la pesca finiva tra le mani di Comuzzo che non le sue, comprendendo anche il playoff con Casale, sua stazione di arrivo. Perse le prime due in Piemonte, vittima anche di una stanchezza dovuta ad un restringimento delle rotazioni (grave, per chi aveva squadra lunga e da tenere tutta sul pezzo, e giocatori già non propriamente giovani), la Effe diede il meglio e il peggio in gara 3 e 4 al Paladozza, trentellando sia la prima che la seconda volta. Una però a favore, l’altra contro. Il Poz aveva contratto anche per l’anno dopo, ma tutti capirono che non era il caso di proseguire.

E’ destino che il suo amore per la Fortitudo non porti a matrimoni o festeggiamenti: segato dalla squadra scudetto nel 2005 (e, ricordiamolo, non è che la gente si fosse strappata i capelli, perchè era spesso più sopportato che non amato), segato dalla squadra che avrebbe poi ottenuto la promozione l’anno dopo, al massimo lo si potrebbe definire un portafortuna, visto come vanno le cose dopo il suo passaggio. Sassari ha dimostrato che non si tratta solo di un bizzarro personaggio televisivo, ma l’unione dei concetti Pozzecco e Fortitudo, ahiloro, a nulla di buono porta. Solo che il sale va bene sulla pizza e lo zucchero sui dolci: lo stesso ingrediente, messo su cibi sbagliati, porta a disastri.

(Foto Fabio Pozzati)

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