Diciamo che recuperare da un -30 o già di lì e vincere quasi pipa in bocca può essere visto come il modo migliore di appoggiare il proprio curriculum sulla scrivania della dirigenza e aspettare con buone possibilità di essere richiamato per una proposta di lavoro. Ed è quello che avvenne ad Antimo Martino, che dopo aver preso a schiaffoni la Fortitudo con la sua Ravenna venne comunque contattato, tenuto un attimo in standby (c’era stato l’interregno Pozzecco) e poi rimesso in testa alla classifica delle preferenze fino, appunto, all’insediamento.

Presentandosi davanti ad una piazza che poco di lui sapeva, andò subito di luogo comune: “Vengo dal Molise, anche se il Molise non esiste”, e fu forse la cosa più clamorosa di una serie di tranquille dichiarazioni quasi innovative, per una piazza che era stata abituata alle profondità dialettiche di Boniciolli, ai tratti quasi da cazzeggio di Pozzecco, e in precedenza ai racconti di vita vissuta di Vandoni. Vero che c’era stato in mezzo l’atteggiamento da parroco di campagna che aveva Comuzzo, ma si sapeva che in quel caso solo di supplenza si trattava.

Qualcuno potrà dire che è stato facile, per Antimo Martino, gestire un ambiente e una pressione che in Fortitudo aveva ammazzato gente ben più esperta di lui nei decenni scorsi: vincendo, tutto va bene. Ma, d’altra parte, lui avrebbe potuto giustamente dire che ogni partita era iniziata dallo 0-0, e che nel 2018-19 la classifica della Effe, a inizio stagione, dava zero vittorie come per tutte le altre squadre. Ergo, meriti tanti, per aver saputo tenere la barra dritta nel migliore dei modi, senza mai far abbassare la guardia da parte della squadra e, quindi, ottenere la promozione senza particolari proclami od esagerazioni di sorta.d

All’esordio in serie A, con dirigenza esordiente e grandi aspettative, Martino fa quello che gli viene chiesto, forse anche qualcosina di più: mai alcun rischio di finire nelle parti basse della graduatoria, e una navigazione sempre nella parte sinistra della classifica con i punti massimi della qualificazione alla Final Eight di Coppa Italia (non prevista tra gli obiettivi estivi) e qualche bella vittoria casalinga con Milano e Venezia. Ma anche il rovescio della medaglia, perché perderne male due, ma che siano il derby e la casalinga con Pesaro, è chiaro che qualche piccola cicatrice l’abbia lasciato. Di certo, nessuno si aspetta, nel mezzo della fase 2 della pandemia, che ad un certo punto quello che pareva sicuro sicuro non lo sia più, con Antimo che passa dai “non vedo l’ora di ricominciare, stavamo andando bene” alla presentazione a Reggio Emilia.

Difficile capire, a notizia che è ancora cronaca e non certo storia, cosa sia successo e se la separazione sia arrivata per forza o per amore. Però Martino potrà dire di essersi (o essersi stato, chissà) disarcionato prima che il rapporto andasse a logorarsi: ha lasciato la Fortitudo nei playoff e in Europa, e facile dire col senno di poi che chissà, senza pandemia avrebbe rischiato di lasciare tanta roba sul piatto. Qui l’avventura si è interrotta sul più bello, lasciando il ricordo della perfezione e non permettendo a rughe o altro di andare ad intaccare il ricordo. Un giorno sapremo cosa è successo, ma intanto è uscito da vincente, e non è da tutti.

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

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