Augusto Binelli – veterano del derby con 45 stracittadine disputate – è stato intervistato da Luca Muleo su Stadio.
Ecco le sue parole.

Partiamo dal tiro da 4. Tutto comincia con un suo blocco. Il mio dovere era liberare un compagno. E’ stato un tiro fortunato ma che Sasha voleva a tutti i costi. Uno schema normale, non per quel momento lì.

La pensava persa? Fin quando ho giocato, non ho mai dato per persa una partita. Nessuno di noi lo faceva.

Quando l’ha vista entrare? Sono stato il primo ad abbracciare Danilovic. Ci ha messo allo stesso tempo lucidità e incoscienza, d’altronde era il suo modo di giocare. Poi però c’era ancora il libero da tirare e un possesso loro. Ho pensato non fosse finita.

Eravate grandi campioni. Ora ci sono i ragazzi. Se guardo al momento del basket italiano, dico che ci voleva questo derby tra giovani italiani. In A solo Reggio Emilia ha un progetto vero.

Il suo derby cos’era? Nei primi anni lo sentivo tanto, come tutti. Se di questo se ne parla da agosto, un motivo ci sarà. Poi per me che ne ho giocati circa 45, era diventata una partita normale. Però penso a questi ragazzi e mi emoziono. L’unico che l’ha provato è Mancinelli, gli altri solo a livello giovanile. Qui è un’altra atmosfera, la tensione può giocare brutti scherzi. Dipende se sapranno metterci faccia tosta o se cederanno alla tensione.

Un bel po’ di faccia tosta si è vista già. Li ho guardati spesso in tv, sicuramente hanno una certa maturità. Ma questa è diversa, sei al cospetto dell’altra squadra di Bologna, la tensione ti può fregare, E’ carattere: c’è chi si carica e chi lo subisce.

Essere favoriti aiuta o no? Può pesare sia in positivo che negativo. La Fortitudo sembra in crisi, però magari fa 5′ da Fortitudo, tu ti scoraggi e perdi il filo del gioco.

La Virtus per ora non l’ha mai perso. All’inizio dissi che speravo potesse entrare nei piayoff, invece stanno andando oltre ogni previsione. Ramagli ha messo insieme un mix perfetto. Giocano di squadra, difendono aggressivi, li vedo tutti molto partecipi. Se un giovane entra per due minuti, dà comunque qualcosa d’importante.

La sua stracittadina indimenticabile? Tante, sia belle che brutte. Quella della Final Four a Monaco, quella del +41 o del – 32.

Cosa succedeva in spogliatoio nei giorni della vigilia? Parlavamo di come avremmo giocato. Uscito dal palazzetto o però pensavo ad altro. E’ sempre stalo cosi, non solo col derby. Se ti fissi, arrivi alla partita fuori di testa.

Un modo per esorcizzarlo? No, non ci ha mai fatto paura. Anzi, ci caricavamo molto. Una volta, la settimana prima perdiamo a Pistoia, Un mio amico mi fa: contro la Fortitudo ne prendiamo 20. Gli dissi, scommettiamo? Lui: quel lo che vuoi. Lavorava nell’abbigliamento, pelli, La mia sfida: vinciamo di 15, segno 20 punti e tu mi dai un giaccone.

Pensiamo di aver intuito come finisce. Vinto di 20 con 20 punti miei e il giaccone in armadio. Però ricordo anche quelli giocati male, un paio almeno.

Non male, su 45. In casa loro durante il riscaldamento mi blocco con la schiena. Artis Gilmore dominò.

Un altra osso duro? Earl Williams. Coppa Italia ’83-’84, ero un ragazzino ed ebbi soggezione. Comunque ho sempre rispettato ogni avversario.

I giocatori la sentono tanta rivalità? Mi viene in mente la scazzottata di Eurolega, o Sugar che andava sotto la Fossa a provocare, si divertiva. Ma non c’è alcun odio. Anzi. Al Paladozza avevamo spogliatoi vicini e docce in comune. I giorni prima del derby parlavamo, ci scherzavamo su senza problemi. Poi in campo vai per vincere, dando tutto.

E’ un risultato che sposta? E’ lunga, no. Va su una sola squadra, ci sono i playoff. Magari il prossimo sarà più importante.

Tanti, Messina e Savic per esempio, non ne hanno nostalgia. Per la città conta. Per me, adesso, se c’è è bene, altrimenti è uguale. Quando giocavo, però, negli anni in cui non si disputava mi mancava molto.

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